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Il Covid impatta sul Fondo Clero

Vittorio Spinelli giovedì 5 novembre 2020
Solo dopo il 31 dicembre, a conclusione dell'anno, l'Istat potrà documentare, nell'aridità dei numeri e delle percentuali, gli effetti disastrosi del coronavirus sulla popolazione italiana. Per gli studiosi, gli inevitabili i raffronti con analoghe situazioni del passato sono facilitati dalla disponibilità di dati statistici espressi su base annua. Ma già i numeri parziali relativi ai mesi scorsi sono sufficienti per anticipare alcune analisi, a conferma del costo umano e sociale della pandemia. Fra altre osservazioni, assume una particolare valenza il numero dei deceduti "causa Covid" che ci viene documentato giorno per giorno. Si tratta di un argomento che, dietro i numeri, deve tener conto della pietà e del ricordo delle tante persone decedute. Le statistiche sui decessi sono però obbligate a un'ottica diversa, che non contraddice gli aspetti umani ma ne mette in luce altri riflessi. Attualmente sono cadute sul campo dei contagi circa 40mila persone. Questo dato, e quindi il numero dei decessi per qualsiasi causa (Covid compreso), impatta sulla speranza di vita della popolazione. Le prime stime dell'Istat fanno prevedere una riduzione complessiva di circa un anno dell'aspettativa di vita. Per la previdenza si tratta di una riduzione non indifferente, con immediati effetti sul sistema pensionistico. L'andamento della "speranza" si riflette infatti nell'Indice, lo stesso che finora ha allungato per tutti l'età pensionabile da 66 a 67 anni. E dunque l'età pensionabile dovrebbe essere ridotta tanto quanto il calo dell'Indice. Difficilmente però il Governo adotterà una tale variazione, lasciando invariati i 67 anni, anche se in eccesso sulla realtà statistica. Inoltre, va rilevato che l'Indice rientra anche nella costruzione dei coefficienti per le pensioni contributive. Nel Fondo Clero l'età ordinaria per la vecchiaia è di 68 anni sin dal luglio del 2003. Malgrado questa età sia già oltre i 67 anni del sistema generale (e tale resterà fino al 2030) l'Inps, con una dubbia interpretazione, applica ai sacerdoti una ulteriore speranza di vita, portando l'età pensionabile a 69 anni. Un'eventuale riduzione di questo requisito appare improbabile, restando così immutata la posizione dell'Inps. Pertanto la ridondanza statistica determinata dal Covid si traduce per il clero in una doppia aggravante dell'età pensionabile a 69 anni.