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Il coraggio di dire no all'uso di glifosato

Andrea Zaghi domenica 12 maggio 2019
Glifosato al bando. In Italia è già, in parte, così. In giro per il mondo no: altrove le maglie delle restrizioni sono molto più larghe rispetto alle nostre. Coldiretti chiede da tempo di chiudere le frontiere a tutti i prodotti agroalimentari che vengono coltivati con ampio uso di questo principio attivo (valutato cancerogeno) presente in decine e decine di diserbanti. Ma la strada verso il totale divieto d'uso di questo composto è tutta in salita. Occorre coraggio. E soprattutto la diffusione di tecnologie che esistono da tempo (come l'agricoltura di precisione). In gioco, fra l'altro, è il giro d'affari di migliaia di aziende. Tra i grandi dell'agroalimentare, ad avere la capacità di saltare il fosso e fare a meno del glifosato (così come di altri tre principi chimici giudicati nocivi), è stato il gruppo Coop che nell'ambito della fiera Macfrut 2019 ha presentato il piano "Agricoltura ad alta sostenibilità": un percorso per promuovere «l'adozione di tecnologie agricole innovative in grado di migliorare l'efficienza, la resa e la sostenibilità delle coltivazioni». Dal '93 gli acquisti di Coop hanno eliminato oltre dieci molecole chimiche. Ora anche il glifosato. I primi frutti selezionati secondo le nuove regole saranno le ciliegie, poi meloni, uva e clementine. In tutto 15 colture nel 2019. In tre anni queste pratiche verranno estese a tutte le famiglie dei prodotti ortofrutticoli a marchio Coop per oltre 100.000 tonnellate di prodotti coinvolti. Certo, Coop ha la forza per compiere una scelta simile, ma l'esempio può valere un po' per tutta la filiera agroalimentare.