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Il comunista «doc» amico dei banchieri

Pier Giorgio Liverani domenica 16 dicembre 2012
«Valentino Parlato è stato l'unico comunista al mondo che ha fatto scucire soldi ai capitalisti». Co-fondatore e per alcuni anni anche direttore del Manifesto, mercoledì scorso– come altre firme "storiche" – Parlato ha lasciato il "suo" giornale per dissensi politici e "Il Fatto quotidiano" lo ha intervistato (venerdì 14). Il virgolettato iniziale è l'apertura dell'intervista, nel corso della quale Parlato racconta un po' le vicende interne dell'ex-suo giornale e soprattutto i suoi contatti con il mondo dei banchieri, che per i comunisti sono figure non plus ultra del capitalismo, ma con i quali – racconta – ha relazioni cordiali e di stima. Lui era «un impeccabile cercatore di funghi» (finanziamenti): «Cercava e trovava». Ne parla così: «Ho sempre avuto un buon rapporto con i banchieri, molti mi stanno davvero simpatici». I grossi calibri, soprattutto. Quelli con cui ha «legato di più» sono «Enrico Cuccia anzitutto», nonostante che da lui «soldi niente. Ma buoni consigli, ottime entrature e una sintonia che non è mai finita» anche perché del "Manifesto" Cuccia «comprendeva il ruolo e in qualche modo lo difendeva». Un motto antico, ricordava a Parlato, dice che tra siciliani, anzi «"tra greci e greci non si vende roba cattiva"». «Funghi» ne ha avuti invece da Geronzi: «Era sincero, schietto con me, diceva sì ed era sì, diceva no ed era no». Verso di lui «la stima è rimasta. Ho conservato buoni rapporti con lui e ancora due sere fa ero alla presentazione del suo libro». Cani e gatti, non sembra, ma giocano insieme (con gli assegni).DISINVOLTURAIn una pacata replica al cardinale Scola sul tema della laicità dello Stato, l'"Unità" (lunedì 10) ha definito «disinvolte» certe repliche dei giornali laicisti. La definizione si attaglia alla risposta, su un altro tema, di Corrado Augias ("Repubblica", sabato 8) a una lettrice di Marcon (20 km da Venezia), che lamentava il mancato sostegno pubblico alle scuole paritarie cattoliche per l'infanzia. Queste, «nel Veneto, coprono più del 60 per cento della domanda» e i loro costi sono sostenuti per il 40% dalle famiglie (media: 135 euro mensili), per un altro 40% da finanziamenti pubblici e per il restante 20% dalle parrocchie, che però non potranno farlo ancora a lungo. Queste scuole sono così "laiche" che «in questi giorni molti papà musulmani aiutano ad allestire i presepi e gli addobbi natalizi senza costrizione alcuna», in tal modo dimostrando che tante rinunce natalizie volontarie che si registrano invece nelle scuole statali sono frutto non della laicità, ma di stupidi pregiudizi laicisti. Augias, però, sembra non aver capito la lezione, perché risponde parlando della «doppia entrata di rette salate richieste alle famiglie e di contributi dello Stato» (che non sono per nulla «salati») e tacendo il risparmio di molti miliardi che lo Stato lucra grazie alle scuole non statali paritarie. In più accusa «la trasformazione delle scuole cattoliche in istituti confessionali che violano il principio di laicità dello Stato» e «cercano di non pagare l'Imu». Eppure la lettrice aveva concluso così: «Per questa ragione andrebbero veramente rese paritarie anche sotto l'aspetto economico (i diritti) e non solo per i requisiti richiesti (doveri)». Solo disinvoltura?