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il casoA scuola di legalità tra gli ulivi di Capo Rizzuto

Maria Romana De Gasperi sabato 2 aprile 2011
Isola di Capo Rizzuto è il nome di un paese proteso sul mare dove si incontrano i venti dello Jonio con quelli del Tirreno. Si anima d'estate quando i club turistici portano un po' di vita, ma nelle altre stagioni sembra ritirarsi verso la terra dove nei campi aridi vivono antichi ulivi. Alberi che nei loro tronchi contorti e ossuti sembrano il simbolo di questa gente che ha sofferto nel proprio silenzio dei soprusi infiniti della mafia. Nel 1977 arriva a Capo Rizzuto un rosminiano, padre Edoardo, che sceglie, con pericolo della vita, di sfidare platealmente la mafia anno dopo anno, mese dopo mese, per insegnare ai ragazzi che anche in Calabria si può crescere liberi. Egli fa capire che il sopruso e la violenza si possono combattere solo con una denuncia forte e decisa e continuato a farlo attraverso le sue omelie. Lavorando in un territorio difficile, dove la gente abituata al silenzio sopportava qualsiasi sopruso, ha dimostrato di non avere nessuna paura quando dal pulpito seppe gridare: «So che tra voi ci sono i responsabili di questo interminabile fiume di fango e di sangue». Allora per la prima volta la gente del paese scese in piazza al suo fianco. Oggi dopo più di quaranta anni di frequentazione con il mondo dei giovani cercati paese dopo paese, strada dopo strada è riuscito a cambiare la cultura della sopraffazione. Ha saputo far capire quanto sia importante rimettere tutto in discussione, cambiare vecchie abitudini, contrastare i poteri più forti attraverso la legalità, decidere della propria vita. Ha dimostrato attraverso gli anni che esiste una Chiesa del coraggio e della denuncia, della protesta sociale, della rivolta morale. Una Chiesa della verità che può esistere anche in Calabria. Una Chiesa nuova, negazione del silenzio che ancora esiste in tanti altri paesi di questa bellissima e sfortunata regione. Don Riccardo ha insegnato ai suoi ragazzi che si deve parlare e non rinchiudersi in un silenzio mortale. Una piccola pubblicazione dal titolo Dossier contiene un decalogo della libertà dalla 'ndrangheta e dalla sua cultura di morte. È un cammino per chi vuole crescere in libertà che viene letto ai giovani e da loro stessi firmato se sono convinti di iniziare questa strada impegnativa. Tra i 24 articoli c'è la promessa di rifiutare la difesa violenta dell'onore «offeso» della famiglia, di non fare nessun patto di sangue, di non prestare il proprio nome per intestazioni fittizie, l'impegno di lavorare per costruire una comunità di persone libere. Insieme a questo la parrocchia offre ai giovani esempi di coloro che nella nostra storia hanno lottato per la propria libertà e per quella di chi dipendeva dal loro impegno. Ecco allora conferenze sul ruolo dei cattolici nel Risorgimento e le storie di Rosmini, Manzoni, Gioberti. Poi la vita di Murri, Toniolo, Sturzo, Moro e De Gasperi. Mentre parlavo di mio padre, la settimana scorsa vedevo i ragazzi prendere appunti e anche questa era una forma di coraggio e di volontà di riprendere in mano la propria vita.