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Il casco o la vita

Alberto Caprotti sabato 4 luglio 2020
Vedendo sfrecciare due ragazzini in motorino con i capelli stupidamente al vento, mi sono posto una domanda e ho trovato una risposta: il casco in Italia è obbligatorio dal 30 marzo di vent'anni fa. Tranne che in certi posti (sempre meno) dove sembra normale infrangere la legge, per fortuna oggi lo indossa chiunque. Il casco uguale per tutti è una scomodità talmente necessaria che nessuno ha mai parlato di attentato alla Costituzione né ha mai sollevato l'idea di un referendum abrogativo. Leggendo le cronache dell'epoca però un certo dibattito ci fu, con tanto di psicologi dubbiosi sul fatto che i giovani avrebbero accettato di proteggersi la testa. Il casco non è mai stato amato dalle giovani generazioni soprattutto perché ha la brutta abitudine di attaccarsi al gel dei capelli. Ma è comunemente accettato perché in compenso può salvarti la vita, e moltissime ne ha già salvate. Più difficile invece è riuscire a spiegare perché è obbligatorio fasciarsi la testa e rispettare i limiti di velocità, mentre nessuno obbliga le case costruttrici a fabbricare mezzi che quei limiti non possano superarli. Curioso poi che nella prima stesura della legge ci fu un'accortezza che il Ministero dimenticò di precisare. E cioè che il casco, oltre che essere obbligatorio, va indossato. L'ignoranza dei troppo furbi fa male, ma esiste da sempre.