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Il cantico di frate Inps

Vittorio Spinelli giovedì 22 novembre 2007
Nella terra di san Francesco, l'Inps ha inaugurato il «Polo unico nazionale per il Fondo di previdenza del clero cattolico e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse». L'Istituto di previdenza ha preso atto di una difficile gestione del Fondo Clero presso gli uffici romani. Ha perciò affidato alla sua sede di Terni l'impegnativo compito di essere l'ufficio unico ed onnicomprensivo per la trattazione dei contributi e delle pensioni dei sacerdoti. L'Istituto ha accolto la disponibilità e la partecipazione dei dirigenti umbri e degli operatori di Terni, che già in altre occasioni avevano dato prova di efficienza con soluzioni organizzative all'avanguardia.
L'inaugurazione del «Polo», tenuta ufficialmente la scorsa settimana sotto il patrocinio del vescovo della diocesi monsignor Paglia, ha messo in evidenza i buoni risultati già raggiunti a Terni in un breve periodo di sperimentazione: 500 pratiche di iscrizione di nuovi ministri di culto, 200 domande di pensione definite e pronte per il primo pagamento, 50 mila registrazioni nei conti assicurativi personali dei bollettini di versamento dei contributi dovuti dagli iscritti al Fondo Clero. Sono i primi numeri di un cammino di convinto sostegno alla previdenza dei sacerdoti che ha subito meritato all'Istituto il cordiale appellativo di «fratello Inps».
L'evento ternano ha rappresentato anche l'occasione per richiamare l'attenzione degli organismi legislativi ed istituzionali sulla situazione finanziaria del Fondo. Nei fatti, è negato al Fondo dei ministri di culto il principio di solidarietà che regge l'intero sistema delle assicurazioni sociali e del quale beneficiano le altre, numerose, gestioni previdenziali. Il conto patrimoniale del Fondo registra un crescente passivo che, malgrado un aumento spontaneo del 50% dei contributi addossatosi dagli iscritti, può essere risanato solo con un intervento dello Stato.
In più, il deficit è gonfiato dal regolamento interno dell'Inps che addebita al Fondo gli interessi passivi, oltre il tasso legale, sui prestiti rilasciati per il necessario pareggio di bilancio. Il volume degli interessi è divenuto insostenibile ed ha superato l'importo dello stesso disavanzo di esercizio. I sacerdoti soffrono inoltre la trattenuta di un terzo della pensione del clero quando diventano titolari di un'altra rendita. Una ritenuta secca, unica nel panorama previdenziale, non condizionata né dal reddito né da altri fattori. Inoltre, rientrando nel conto «entrate» è finita per diventare una irrazionale forma di autofinanziamento della gestione.
Nel Fondo Clero sono rappresentate ventiquattro confessioni religiose, oggi presenti in Italia, che da tempo hanno ottenuto l'iscrizione in base alle previste autorizzazioni del ministero dell'Interno. Su questo inedito crocevia di coesistenza religiosa si affacciano le prossime Intese con i mormoni, gli ortodossi, gli induisti, i buddisti e con la chiesa apostolica.