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Il ballo e il delirio

Davide Rondoni martedì 21 maggio 2013
I fianchi di Salomè, oro nel buio. «I tuoi seni sono due cerbiatti…».Erode ricorda a lampi le parole del Cantico. La veste trasparente ornata di piccole medaglie dorate trema come una fiamma sorridente davanti agli occhi annebbiati dei commensali. Sono una ventina, piegati sul fianco sui tappeti. Erode al centro guarda la ragazzina figlia della moglie. Sa muoversi, eh, sa muoversi. «I tuoi denti bianchi come pecore appena tosate che escono dal fiume… Le labbra nastro di porpora…». La luce dai pesanti candelabri spezza in mille ombre i suoi gesti. Gli ospiti del Tetrarca vengono da Cipro e dall'Egitto. Importanti soci negli affari delle miniere, degli unguenti e delle sete. Si mescola il fumo delle loro pipe agli incensi. La ragazzetta balla, occhi chiusi. Sa che lo deve fare. E sa come farlo. La madre inflessibile: «Vai, balla». Lei l'ha guardata con il viso indurito per l'emozione e la superbia. Non vuole fare brutta figura. «Le labbra nastro di porpora…». Nel buio Giovanni ha le labbra crepate, sta boccheggiando per la sete. Le preghiere gli stanno sfuggendo di mente. Da ieri non gli danno acqua. Ormai due giorni interi. Gli sembra di sentire il rumore delle acque del Giordano. Il suo petto magro è traversato da colpi di tosse. Il fruscio delle onde aumenta nel suo delirio.