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Il 2007? Sarà l'anno del vino

Vittorio Spinelli sabato 17 marzo 2007
Per il vino il 2007 sarà un anno d'oro. Proprio così. Alla faccia delle previsioni fosche dal punto di vista del clima, dell'acqua, del freddo e del caldo. E senza parlare della congiuntura che, invece che stringere i cordoni delle borse degli italiani, potrebbe spingerli ad allargarli. Fantasie giornalistiche? Niente affatto. Le previsioni più che positive sui prossimi mesi del mercato enologico per i vini nazionali, arrivano dalla crema delle imprese vitivinicole del Paese, quelle che dovrebbero (speriamo) avere il "polso" del mercato costantemente sotto controllo. A fornire indicazioni di questo genere è stata una ricerca condotta da Vinitaly (la più importante manifestazione enologica italiane che a fine mese aprirà i battenti) e il sito «winenews.it». Crescita delle esportazioni e fatturato sono nelle previsioni del 44% delle imprese intervistate, addirittura per un altro 12% i prossimi mesi saranno "molti sportivi". Guardando al mercato nazionale, il 56% delle aziende si aspetta un 2007 positivo, il 35% molto positivo e il 9% abbastanza positivo. Tutto sarebbe suffragato da alcune indicazioni che arrivano dal mercato. Sono cresciute, per esempio, le vendite di vini che occupano la fascia di prezzo che va dai 5 ai 15 euro che per il 57% del campione sono i prodotti più venduti. Ma sembra che anche le etichette che valgono dai 15 ai 50 euro stiano andando bene.
Per le vendite all'estero, grandi speranze sono riposte nel mercato Usa, così come in quello inglese, russo e canadese. Insomma, l'Italia del vino che conta, ci crede per davvero al proseguimento della crescita del comparto. Anche se non si nasconde davanti ai problemi e ai rischi che ancora permangono. Basta pensare alla ancora forte possibilità di perdita della nostra competitività internazionale (che per il 31% delle imprese rimane il pericolo più alto), così come alla ancora persistente debolezza nei consumi (26%) e la concorrenza dei Paesi del Nuovo Mondo (17%). Ma ci sono anche altri rischi ancora più forti, dai quali l'intero comparto deve guardarsi. Come quello, per esempio, di dimenticare i vini che blasonati non sono, ma che possono contare molto nel mercato e che dignitosamente ricoprono quote già importanti dello stesso. È il caso della Barbera, uno di quei vini che tutti conoscono ma che difficilmente riescono a conquistare le luci della ribalta. Proprio per questo "grande" nome, fra l'altro, è partita in queste settimane addirittura una raccolta di firme per conquistare la Docg dopo la semplice Doc. C'è poi, il vasto mondo dei vini da tavola, quelli che magari hanno un mercato localissimo, quelli che devono scontare la grande qualità a prezzi bassissimi, quelli che, tuttavia, costituiscono ancora buona parte della produzione enologica nazionale. La speranza, è che anche a queste etichette si possa presto allargare l'ottimismo che sembra aver pervaso le imprese vitivinicole ai primi posti in Italia.