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I tanti, troppi verbi di un fallimento e l'effetto del non sapersi parlare

Umberto Folena sabato 30 ottobre 2021
Sarà una coincidenza. Oppure la conferma che l'inconscio nei titoli può avere un ruolo decisivo. La “legge Zan” è stata battuta, sconfitta, sbaragliata, silurata, affondata. I sinonimi sarebbero tanti. Ma praticamente tutti i quotidiani, in prima pagina, ricorrono a un solo, unico, identico verbo: affossare, ossia seppellire e a mai più arrivederci. Se non fosse impossibile, verrebbe da pensare che si siano messi d'accordo (i titoli citati sono tutti del 28/10). “Messaggero”: «I franchi tiratori affossano il ddl Zan». “Quotidiano nazionale”: il decreto Zan «viene affossato». “Manifesto”: «Il Senato affossa con voto segreto il dl Zan». “Giornale”: «Affossato il ddl Zan. Fine del delirio gender». “Fatto”: «Affossato il ddl Zan». “Corriere”: «Omofobia, affossata la legge». Chi si smarca dà voce al cuore, ossia al dispetto o all'esultanza. “Repubblica”: «I diritti possono attendere. Voto segreto, addio al dl Zan». “Libero”: «Salta la legge Zan. Piange il Pd, che bello».
È una delle notizie su cui le diverse percezioni del mondo, della vita e del Paese si fanno più marcate. Alle due estremità: sul “Manifesto” (28/10) Norma Rangeri non ha dubbi: «Se anziché i deputati e i senatori, fossimo stati chiamati noi cittadini a votare (...) contro la barbarie di aizzare l'odio verso le persone omosessuali o transessuali, è sicuro che avremmo avuto una risposta di condanna senza se e senza ma»; ma non ha dubbi nemmeno Luigi Mascheroni sul “Giornale” (29/10): «Il Paese non è mai stato convinto dell'urgenza di una legge del genere».
Dove tutti sembrano d'accordo è invece sull'errore compiuto dal centrosinistra. Severi sono i toni di Massimo Gramellini sul “Corriere” (28/10): «Per evitare l'ennesima figura barbina sarebbe bastato che i variopinti inquilini della casa facessero qualcosa non di sinistra, ma di inedito: parlarsi. Discutere, litigare, mediare e poi uscirsene fuori con un accordo di compromesso». Con toni più lievi gli fa eco Stefano Folli sulla “Repubblica” (18/10): «Il braccio di ferro ha portato alla sconfitta prevedibile del centrosinistra». L'affossamento, e riposi in pace.