Rubriche

I numeri di Ricolfi contro i luoghi comuni degli italiani

Cesare Cavalleri mercoledì 26 maggio 2010
Due libri a tre mesi l'uno dall'altro sono un bel record, e l'ha stabilito Luca Ricolfi con Il sacco del Nord (Guerini e Associati, pagine 276, euro 23,50, gennaio 2010) e Illusioni italiche (Mondadori, pagine 176, euro 18,00, aprile 2010). Due libri decisamente interessanti, scritti dal docente di Analisi dei dati nell'Università di Torino, cioè da un sociologo cultore di statistica. Il primo libro è più concettoso e la tesi principale che merita di essere ricordata è la diffidenza verso la contabilità nazionale che, secondo Ricolfi, non tiene conto di quattro fondamentali "numeretti" designati con lettere greche: a (alfa), parassitismo; e (epsilon) evasione; s (sigma) sottoproduzione e spreco; l (lambda) livello dei prezzi.
Certo, mettere in dubbio la contabilità nazionale significa scuotere la base su cui si fondano le politiche economiche di qualunque governo. Ma Ricolfi non si smonta, ed elabora una sua "contabilità liberale" che scompone, riclassifica, integra i dati correnti e giunge a conclusioni non sempre politicamente corrette, anzi, quasi mai. Per esempio, dimostra che il divario Nord-Sud è solo un divario di produzione, non di consumi e di tenore di vita, e che il parassitismo dei territori più spreconi soffoca la crescita, distruggendo le basi stesse della redistribuzione. Un federalismo fiscale ben congegnato, pertanto, avvantaggerebbe anche il Mezzogiorno, e questo non è un ragionamento leghista, dato che Ricolfi afferma di guardare il mondo con "occhi di sinistra", espressione che per lui significa solo questo: «Esistono i deboli, ma insieme ai deboli esistono meccanismi sociali sistematici che tendono a lasciarli tali».
L'altro libro, Illusioni italiche, è più giornalistico e riflette l'attività di Ricolfi come editorialista de "La Stampa" e rubrichista di "Panorama". Qui, dati alla mano, vengono sezionati o confermati parecchi luoghi comuni. Eccone alcuni. È vero che gli immigrati delinquono più degli italiani? Sì, delinquono sette-otto volte di più, ma sono quindici volte meno numerosi degli italiani: per questo in carcere gli italiani sono il doppio degli immigrati. È vero che i processi civili sono lunghissimi? Sì, ma c'è disparità da distretto a distretto. Fatta 100 la produttività media di tutti i distretti, il distretto più efficiente (Torino) produce 176, mentre il meno efficiente (Caltanissetta) produce 23. La velocità media del distretto più veloce (Trento) è il quadruplo di quella del più lento (Reggio Calabria). Dunque, non è solo un problema di "risorse": dipende anche dal modo di lavorare.
Un'altra sorpresa. Nel triennio 2007-2009 l'occupazione degli italiani è diminuita di 773.000 unità, mentre quella degli stranieri regolarmente assunti è aumentata di 366.000 unità. Come mai? Succede questo: l'Italia riesce a creare quasi soltanto posti di lavoro poco appetibili, che gli italiani rifiutano e gli stranieri accettano. Gli immigrati vivono in un altro tempo, «un tempo che noi italiani abbiamo conosciuto negli anni '50 e '60, quando pur di migliorarci eravamo disposti a sacrifici che oggi neppure riusciamo a immaginare».
Quanto al sistema scolastico, Ricolfi, a colpi di tabelle, sostiene che l'anello debole è proprio la scuola elementare, «il luogo in cui si prepara meticolosamente il disastro». Quanto all'università, è vero che è sottofinanziata, ma è anche paurosamente inefficiente: fra i giovani fra i 25-34 anni i laureati sono circa il 17% contro il 34% di Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, per cui la spesa per laureato è in Italia circa il 40% più alta di quella della media degli altri Paesi.
E potremmo continuare a lungo, fra sorrisi agrodolci. Il fatto è che noi tutti siamo propensi a cercare conferme ai nostri pregiudizi, anziché afferrarci alla testualità dei dati che possono smentire le nostre precomprensioni. Per questo Ricolfi chiama le sue ricerche e le sue conclusioni «esercizi di disincanto».