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I campi in cerca della cura giusta

Andrea Zaghi sabato 3 luglio 2010
Bastano due dati per capire la reale situazione del settore agricolo in Italia. Primo: per ogni euro speso dai consumatori per l'acquisto di alimenti, solo il 17% va a remunerare il prodotto agricolo. Secondo: nel 2009 gli investimenti agricoli sono ulteriormente crollati del 17,4%. In mezzo c'è l'agricoltura italiana alle prese con una ripresina dei mercati associata ad una serie imponente di problemi strutturali da risolvere.
Vediamo i particolari. Secondo la Coldiretti, ancora oggi a fare la parte del leone nella filiera commerciale agroalimentare è la distribuzione (con il 63% del totale), mentre l'industria riesce a ritagliarsi il 23% del totale. Detto in altro modo, secondo i coltivatori, il prezzo di un prodotto aumenta più di cinque volte dal campo alla tavola per colpa delle distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera. Questo nonostante i successi raccolti dal cosiddetto made in Italy agroalimentare all'estero " che ha fatto segnare una crescita dell'export del 10% (nel primo trimestre del 2010) ", e la tenuta dei consumi interni. Per l'organizzazione agricola, le responsabilità di questa situazione sono note (addirittura si parla di «nuovi poteri forti»). Ciò che più conta, però, sono gli effetti. Scarsa capacità di incidere sugli equilibri di mercato e un valore aggiunto che rischia di erodersi sempre di più, sono alcuni degli esempi che possono essere fatti. Insieme alla diminuzione degli investimenti. Come si è detto, nel 2009 questi sono ulteriormente crollati del 17,4% dopo un calo già registrato negli anni precedenti. Una crisi che " ha fatto notare Confagricoltura " si accompagna alla diminuzione del valore aggiunto (-7,4% dal 2004) e dei redditi (-21%
nel 2009). Senza contare che nell'ultimo decennio le imprese agricole registrate alle Camere di Commercio sono calate del 20%, scendo a quota 840 mila. È chiaro come una situazione di questo genere non possa durare a lungo.
Attorno alle ricette per guarire un malato che appare ormai cronico, si affannano in molti. Basta pensare, per esempio, a tutte le iniziative e gli strumenti per l'accorciamento della filiera agroalimentare messe in campo dalla Coldiretti e che hanno un solo obiettivo: sostenere il reddito degli agricoltori eliminando le distorsioni e tagliando le intermediazioni. Per questo sono stati coinvolti consorzi agrari, cooperative, farmers market, agriturismi. Ma si sta lavorando anche ad altro. Confagricoltura, per esempio, punta sulla semplificazione della burocrazia. Secondo una recente analisi, ha fatto notare questa organizzazione, le sole Pmi sopportano un carico burocratico che ha un costo di 16 miliardi. E delle Pmi fanno parte, con buona ragione, anche le imprese agricole. Sempre secondo gli imprenditori agricoli, occorre poi saper utilizzare meglio i fondi per lo sviluppo rurale oltre che ridefinire i termini di accesso al credito. Ma, se gli strumenti proposti, e in parte utilizzati, appaiono quelli giusti, per ora sembrano scarseggiare i risultati.