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I bambini dal grande chef e la realtà da fargli scoprire

Paolo Massobrio venerdì 17 ottobre 2014
Ha fatto il giro del mondo, come tutte le cose che accadono nella Grande Mela, la cena di sei bambini vestiti da adulti nel più lussuoso ristorante della città: il Daniel di Manhattan.E subito s'è aperta una discussione su quello che, di fatto, è diventato un reality, non a caso voluto da un media come il quotidiano New York Times che ha filmato la cena. Ai bambini della seconda scuola elementare di Brooklyn è stato servito un menu da 220 dollari di sette portate. Divertente, curioso, ma quanto davvero istruttivo?Di primo acchito, leggendo la notizia, m'è venuto da pensare alla memorabilità dell'evento: quei bambini ricorderanno per tutta la vita, e certamente nei minimi particolari, la cena da Daniel. Poi ha preso il sopravvento l'idea della farsa, ossia di trasformare i bambini in adulti per vedere l'effetto che fa.E se questi legassero l'idea del cibo di qualità all'obbligo della giacca? Sarebbe controproducente, alla fine, anche se in America ora c'è la rincorsa a creare occasioni di esperienza, ancor più se legate al cibo e al concetto di alimentazione sana. Infatti nelle scuole alimentari americane il cibo è materia di studio, mentre qui in Italia sarebbe un'iniziativa ridicolizzata e forse poco utile. Ma ci arriveremo, come tutte le cose che accadono prima in America.Da noi il cibo non è materia di studio, come purtroppo non lo è neppure la storia di ogni singola porzione di territorio, semplicemente perché abbiamo troppo. E quindi l'educazione in quel campo è stata demandata (e in alcuni casi "ridicolizzata") alla televisione, anche se inconsciamente. Ma anche la politica è stata demandata ai talk show, per creare sempre di più un pubblico di spettatori e non di protagonisti. È grave tutto questo, nella politica come nel cibo, perché se manca una coscienza e un'esperienza, tutto diventa opinabile e in balia del miglior interprete. Io credo che la più formidabile educatrice in fatto di cibo sia stata mia mamma, come tante altre mamme di quella generazione.Mamme che avevano visto crescere il benessere, ma non vi si crogiolavano, perché la storia ha la sua ciclicità. Per questo guardavano sempre il prezzo al mercato, e capivano che esso scendeva proprio quando cresceva l'offerta, ossia nel momento in cui i frutti erano maturi, perché quello era il loro tempo. E quelle mamme portavano in tavola i frutti con una scansione che raccontava un ordine, che a me sembrava fantastico.Oggi, tutto è opinabile, tanto che la tendenza a un consumo la può fare una pubblicità e non più la realtà che è sotto gli occhi di tutti. Ma è questa realtà che dobbiamo fare scoprire ai bambini. E forse già questo è un modo per vivere l'Expo: "Nutrire il Pianeta" è rispettare un ordine. Tema in classe: "Come possiamo farlo?"