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Grato di Aosta. Alla scuola dei grandi maestri s'impara a costruire il futuro

Matteo Liut mercoledì 7 settembre 2022
Senza buoni maestri è difficile costruire il futuro e san Grato di Aosta ci dimostra che anche diventare santi è un'arte che si impara grazie a una comunità. Il patrono di Aosta, infatti, è legato al famoso cenobio fondato da sant'Eusebio, a Vercelli, da dove, secondo la testimonianza di sant'Ambrogio provenivano molti dei vescovi dell'Italia settentrionale. Di certo Grato era un sacerdote, collaboratore di sant'Eustasio, primo vescovo di Aosta (precedentemente il territorio era parte della diocesi di Vercelli), per conto del quale Grato partecipò al Concilio provinciale di Milano del 451. Il frutto di quell'evento fu la lettera firmata anche da Grato e inviata a papa Leone I: un documento che condannava l'eresia del monofisismo sostenuta da Eutiche. Per la tradizione sia Eustasio che Grato erano di origine greca, segno ulteriore del profondo legame che unisce Occidente e Oriente nel segno del Vangelo. Alla morte di Eustasio fu chiamato a succedergli come vescovo di Aosta il suo collaboratore Grato. Il culto del patrono di Aosta si radicò nella comunità locale in modo particolare tra il XII e il XIII secolo: in questo periodo, infatti, le sue reliquie vennero traslate dalla chiesa paleocristiana di San Lorenzo, che sorgeva a est della città nella zona dell'attuale collegiata di Sant'Orso, alla Cattedrale, dove sono conservate ancora oggi in un reliquiario in argento e rame dorato del XV secolo.
Altri santi. San Giovanni da Lodi, vescovo (XII sec.); beato Giovanni Mazzucconi, sacerdote (1826-1855).
Letture. Romano. 1Cor 7,25-31; Sal 44; Lc 6,20-26.
Ambrosiano. 1Pt 1,22-2,3; Sal 33 (34); Lc 16,9-15.
Bizantino. 2Cor 13,3-13; Mc 4,35-41.