Rubriche

Gli spettacolari misteri oscuri del cosmo

Alfonso Berardinelli venerdì 8 dicembre 2017
Solleviamoci per un momento un po' più in alto rispetto al mondo terrestre, fondamentale eppure minuscolo, che ci occupa e ci ipnotizza. Qualche giorno fa, nella sede dell'Istituto nazionale di fisica nucleare a Frascati, ho assistito, nel ruolo di improvvisato commentatore umanistico, a un confronto fra due fisici, Danilo Babusci e Fabio Bossi, sul tema che quest'anno, fra gli studiosi, è internazionalmente al centro dell'attenzione: la materia oscura. Un oggetto di ricerca, come dice il suo nome, sommamente affascinante e sfuggente, perché se ne è constatata indirettamente l'esistenza e la potenza, ma se ne sa poco o nulla. Ho appreso che tale materia occupa un 27 per cento dell'universo, che sommato al 68 per cento di energia oscura arriva al 95 per cento di tutto ciò che esiste, eppure sfugge alle nostre capacità di conoscenza scientifica. Che cosa ci resta? Ci resta un magro 5 per cento di entità visibili: insufficiente, mi sembra, a gratificare il nostro orgoglio di conoscitori della realtà. I due fisici, Babusci e Bossi, hanno esposto i loro discordanti punti di vista sulla materia oscura come causa di effetti cosmici constatati. Già negli anni '30 ci si accorse che le galassie (circa 100 miliardi di stelle ognuna) si muovevano all'interno degli ancora più enormi ammassi galattici (vari milioni di anni luce di diametro) con velocità inspiegabilmente maggiori del prevedibile, secondo la legge di Keplero. Perché? Le ipotesi sono due: o deve esistere una massa di materia molto maggiore di quella visibile a esercitare la sua attrazione gravitazionale sulle galassie impedendo loro di volarsene via dall'ammasso, oppure la legge di gravità va modificata, poiché non è applicabile a galassie osservate a tale distanza. Il che significa che sono le nostre teorie a farci e non farci vedere certe cose e non altre, secondo una certa misura maggiore o minore. Per quanti sforzi facessi, ero lì in veste di pesce fuor d'acqua. Di per sé spettacolare non era solo la dimensione dei corpi celesti che erano oggetto di calcolo, discorso e controversia. Spettacolari erano i due scienziati dialoganti: era la scioltezza, la disinvoltura, l'agilità mentale e direi l'euforico rilassamento con cui intellettualmente fronteggiavano il cosmo, la sua scienza e i suoi misteri. Potevo leggere dei versi di Lucrezio sull'universo sottratto all'arcigno potere degli dei e restituito all'uomo, propiziato dalla sola Venere. O le ultime strofe del Paradiso di Dante, con «l'amor che move il sole e l'altre stelle». O i pensieri sgomenti di Pascal di fronte agli abissi dell'infinito. O il sonetto di Tasso in cui crede di vedere l'Orsa maggiore e quella minore negli occhi di due amate gatte. Cerchiamo in tutti i modi di addomesticare il cosmo. Ma la materia oscura ci dice che scientificamente vediamo più buio che luce.