Rubriche

Gianfranceschi e la falsificante strategia del potere

Cesare Cavalleri mercoledì 7 settembre 2022
Applausi alla riproposta del pamphlet di Fausto Gianfranceschi Il sistema della menzogna (Iduna, pp. 160, euro 18). Era stato pubblicato da Rusconi nel 1977, quando il politically correct e la cancel culture non erano ancora espressioni correnti, ma il fenomeno era in gestazione e Gianfranceschi (1928-2012) l'aveva tempestivamente identificato. Renato Besana così descrive il collega (il maestro) nella prefazione: «Dal 1966, a occuparsi delle pagine culturali del "Tempo" c'era Fausto Gianfranceschi, uomo rinascimentale, o meglio romano antico sopravvissuto agli imperi e alle decadenze, spavaldo eppure nemico d'ogni spocchia, che sapeva essere insieme cattolicissimo e pagano (beninteso al modo dei grandi prelati cinquecenteschi)». Confermo il giudizio perché anch'io ho conosciuto Gianfranceschi e gli sono grato, fra l'altro, per il profilo di Dino Buzzati pubblicato da Borla nel 1967. Il tema è sviluppato in nove capitoli dal titolo suggerente: La degradazione del piacere; Il senso d'irrealtà; Il sistema della menzogna; Le scienze disumane; La menzogna nei sentimenti; La menzogna della rivoluzione; La menzogna dell'uguaglianza; Contro la bellezza; Mitridate. Per spiegare il senso del primo capitolo, e di tutto il libro, Gianfranceschi condivide un'analisi di Roland Barthes: «Ho spesso l'impressione che in fondo l'uomo contemporaneo sia colpito da una certa assenza, come da una paralisi del "desiderio". Non solo non cerca più di realizzare il piacere, ma sembra - cosa ancor più grave - ignorare d'esser capace di provar piacere per qualche cosa». E ancora (Gianfranceschi, non Barthes): «Forse la menzogna più grande, la malattia più acuta del secolo è la deificazione del futuro. Tutto è costantemente rinviato al futuro, contro il piacere del presente, che invece si carica di rabbia. Il giusto e il felice si svolgeranno nel futuro, il presente è abietto». Scrive Gianfranceschi: «Il primo bersaglio della strategia della menzogna è l'ambiente originario in cui si manifesta, si sviluppa, si plasma l'affettività: la famiglia. Sembra che potenzialmente tutti i mali siano annidati fra le pareti domestiche, e che compito di ogni mente illuminata sia di stanarli, denunciarli, annientarli con un massiccio spiegamento di mezzi culturali. Ovviamente è presa di mira la famiglia tradizionale, ma si tratta di una ripartizione di comodo». E con che cosa si vorrebbe sostituire la famiglia tradizionale, cioè formata da un uomo e una donna che desiderano figli? Pertinenti le osservazioni sulla menzogna della rivoluzione. Una volta le rivoluzioni nascevano dal basso, dalle élites emergenti contro le élites logoratesi al potere. Oggi la direzione è rovesciata: è in atto la rivoluzione del potere contro le convinzioni e i costumi delle persone "ingenue" che si appellano ai valori naturali. Bastano questi cenni per giustificare la riedizione e l'invito alla lettura.