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Gatti e cappelli

Alessandro Zaccuri sabato 29 ottobre 2022
Sono due poeti che si parlano a distanza, in un gioco di nomignoli e allusioni che, anziché nasconderlo, esalta il dramma del Novecento. Comincia Thomas Stearns Eliot nella Terra desolata, il poemetto pubblicato esattamente un secolo fa, nell’ottobre del 1922, dopo essere passato attraverso la revisione del «miglior fabbro» Ezra Pound. Con il soprannome di “Stetson”, celebre marca statunitense di cappelli, lo stesso Pound torna a essere invocato in uno dei passaggi cruciali dell’opera di Eliot, attraverso un susseguirsi di citazioni classiche bizzarramente scandite sullo sfondo di una Londra irreale e ostile. Se Pound viene chiamato in gioco per via del caratteristico copricapo, a Eliot tocca di essere assimilato a uno dei personaggi del suo Libro dei gatti tuttofare, il Vecchio Possum. Succede nei Canti pisani, dettati da Pound durante la prima fase della sua prigionia (accusato di collaborazionismo con il regime fascista, fu liberato solo nel 1958). “Il Possum” è destinatario di un terribile ammonimento: la fine del mondo, sostiene Pound, sarà «un botto, non un gemito», contrariamente a quanto aveva affermato Eliot in un’altra sua poesia, Gli uomini vuoti. Pur separati, i due continuano a inseguirsi, trasformandosi a vicenda in comparse dei rispettivi capolavori. © riproduzione riservata