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Gasp! Un'Atalanta da supergulp

Italo Cucci martedì 1 novembre 2016
Quando fu chiamato a Milano ad allenare l'Inter - saggia decisione - Gian Piero Gasperini fu salutato da un titolo di giornale che a me fumettologo parve infelice. Anzi: foriero di sventura. «ARRIVA GASP!». Per chi non lo sapesse, quella paroletta quando va bene è sinonimo di “affanno”, nel peggiore dei casi è un “rantolo”. E così fu. Il mitico Gasp si perse nella difesa “a 3” che non era solo un modulo ma una sfida a certi critici ormai dimentichi della lingua italiana e piuttosto comunicanti per numeri. Dovette andarsene, sostituito da Ranieri che pur conobbe le dolcezze aziendali della Beneamata, quell'Inter ricca famosa e (già) potente che - leggo - causa fuso orario può parlare con i finanziatori asiatici solo quando vedono la luce del sole; prima, notte fonda; come se invece di un grande club internazionale fossero una barbieria (vuoi mettere? Era anche lunedì...). E adesso lo scoprono, Gasperini, che sta facendo bella e vincente l'Atalanta. Bella, si fa per dire: omaggio alla Dea. Bella per chi capisce di calcio. Perché Gasperini, a parte la fissazione del 3 (ha appena detto: «La Juve giocando a 3 ha vinto 5 scudetti di fila», ma io avrei aggiunto Conte, l'Intensità e ,toh, anche Allegri) è un vero maestro di calcio, più del compare juventino che studiò insieme a lui all'Università di Pescara col prof Galeone e ha in più la scaltrezza dell'improvvisatore geniale. Gasperini ha stracciato le invenzioni eclatanti di Sarri (a 4...), le intuizioni scolastiche di Oddo, la buona volontà dell'allievo Juric appena uscito vincitore dal confronto con Montella. E se ne va, sentendosi mirato, verso un posticino per l'Europa che peraltro nessuno gli ha chiesto. Da Gasp è diventato «Gulp», che vuol dire stupore, meraviglia, apprezzamento. E lo capisco, perché del suo calcio ancor si vedono le trame, come magìa d'antan, e si capisce, e turba le menti complicate, i maghetti improvvisati, sicché - ho sentito domenica - lo dicono vecchio. Ho lavorato in Rai quando c'era Gasperini (Mondiale del 2010 in Sudafrica, per cominciare) e giuro che l'avrei visto sempre con noi - dico noi giornalisti - per la sua competenza esemplare. L'antica tribuna stampa è ormai ricetto di nobili analfabeti della panchina e di pedatori appiedati che aumentano il tasso italico dell'analfabetismo di ritorno (33%); più che seconde voci sono quasi sempre rumoreggianti gargarozzi che invadono l'etere di numeri quando non s'atteggiano a psicologi. Non solo: spesso criticano i vincenti pur essendo perdenti nati. Gasperini ha un'arma in più che lo rende gradevole anche quando affonda una nave amica: non dá lezioni, spiega; trasmette sicurezza perché si capisce che ha preparato la partita studiando l'avversario, non esibendo se stesso; e ha un sorriso, nella vittoria, che piacerebbe anche a Mourinho. Umile, non umiliante.