Rubriche

Festa per l'Italia (ma pensando al mondo)

Maria Romana De Gasperi sabato 19 marzo 2011
Un giorno e una notte di festa e quello che stava succedendo nel resto del mondo sembrava dimenticato, per riscoprire che le divisioni sono spesso risultato di discorsi a scopo politico, ma non hanno fondamento nel profondo dell'animo: ci siamo sentiti tutti fratelli d'Italia. Le bandiere tricolori erano ancora alle nostre finestre questa notte, quando gli aerei canadesi scendevano nelle basi che abbiamo offerto come solidale aiuto alla comunità internazionale. Le parole di Gheddafi «senza pietà» avevano finalmente fatto capire a tutti che l'uomo non scherzava e che avrebbero pagato per il loro bisogno di libertà non solo i suoi insorti, ma non ci sarebbe stata pace in tutto il Mediterraneo. Com'è fragile la pace, come la difendiamo distratti, la paghiamo con compromessi e ne scopriamo la preziosità solo al momento di perderla. Quella catena di dittature che fino a giorni fa faceva corona alle sponde del Mediterraneo, aveva ottenuto l'assenso silenzioso da parte del resto del mondo per coprire il proprio interesse di concludere vantaggiosi trattati. La formula di questa assenza era la solita: non entrare nei fatti interni di un altro Paese. È questo principio un'arma a doppio taglio, lo abbiamo visto anche noi quando le nazioni europee avevano, per un certo tempo, sostenuto anche l'opera di Mussolini; lo abbiamo provato quando si sono lasciati nelle mani tiranniche di Stalin popoli che avevano un passato di libertà. Tutto questo oggi non è più sopportabile e non si può restare con le braccia incrociate ad ascoltare le ultime grida di chi verrebbe ucciso tra poche ore, senza pietà. Di fronte a tutto questo, come appare lontano quel progetto di Dio che pensa a un popolo unito e fedele: «Ut unum sint», finché siano una cosa sola. Quando? Fra anni, fra secoli, fra millenni? Noi cristiani siamo diminuiti nel mondo, ma abbiamo capito che si devono rispettare anche altre fedi, pur essendo perseguitati e traditi. Ma come appare ancora lunga la strada verso quella fraternità che condivide appieno i dolori e le gioie, senza tener conto del proprio interesse. Per adesso pare un sogno lontano, anche se di fronte alle grandi disavventure che colpiscono un popolo, come nel caso del Giappone, siamo pronti a correre in aiuto. L'animo umano ha delle grandi generosità, che è capace di usare di fronte a un fatto grave, ma che non sa mantenere vive a lungo e dimentica presto. Condividere il male e il bene senza compenso è dato a pochi, ma un momento come quello che attraversiamo almeno ci aiuti a mettere certi giovani, che paiono amare solo il proprio benessere, di fronte alla serietà della vita che ci fa vedere, oggi più che mai, come sia appesa a un filo leggero e invisibile.