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Felicità: non basta una canzone, ma si può toccare

Pier Giorgio Liverani domenica 26 marzo 2017
Felicità: non c'è, forse, altra parola che non sia la stessa e che la possa esprimere oggi sulla Terra se non l'evangelica "beatitudine", che definisce un modo di essere e di percepire anche ora la felicità. Le Sacre Scritture la pongono – quella vera – solo in Dio e la descrivono nei salmi, nelle visioni dei profeti e nell'insegnamento di Gesù.
Nonostante ciò, si parla spesso del diritto al perseguimento della felicità, elevato a questo rango nella Dichiarazione d'indipendenza americana, dove però non si dice come raggiungerla. Ci ha provato l'Onu istituendo la Giornata Mondiale della Felicità (il 20 marzo) e proponendo un decalogo di "azioni buone" tra le quali, però, si esplicita ben poco l'amore del prossimo (e di Dio). Prima che in Europa anche la felicità possa essere impoverita tra i "diritti civili", sarebbe bene coltivarla, porla tra le speranze e cercare subito di praticare almeno una delle otto beatitudini. Nella settimana appena conclusa alcuni quotidiani ne hanno parlato ampiamente.
Il Corriere della Sera fa sapere che c'è un'agenzia che aiuta a essere felici; Il Foglio ricorda che, «come insegna Angus Deaton (Nobel 2015 per l'economia, ndr), ciò che conta è il "Pil pro capite", i soldi» e descrive efficacemente «il lato oscuro dei Paesi felici», cioè i più ricchi del mondo. I loro abitanti hanno tutti un Pil pro-capite superiore ai 35mila euro l'anno, ma sono altissime le percentuali di suicidi, malattie nervose, consumo di medicinali antidepressivi, divorzi, aborti (Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Danimarca). L'Unità descrive il "populismo" e la «lunga strada del "vaffa"» e si chiede se sia «il calcio la misura della felicità». Il Giornale pone una questione: «E ieri, tu, sei stato felice? Ti svegli e hai dormito poco».
Solo Libero ha trovato un industriale che dice: «Voglio un'azienda felice, così do 1.500 euro ai dipendenti che fanno figli». La felicità esiste, ma è impegnativa: non basta una canzone, ma la si può toccare.

ECCO IL VERO "DECALOGO"
Ecco le dieci «Azioni per la Felicità» suggerite dall'Onu ma ignorate dai giornali: 1. Fare cose per gli altri; 2. Creare relazioni con gli altri; 3. Prendersi cura del proprio corpo; 4. Ritagliarsi del tempo per osservare la bellezza della natura; 5. Imparare cose nuove; 6. Darsi obiettivi da raggiungere; 7. Reagire alle difficoltà della vita; 8. Avere emozioni positive: gratitudine, allegria…; 9. Accettare i propri difetti; 10. Dare un significato alla propria vita.
Tutte "azioni buone", ma come "decalogo" delle Nazioni Unite piuttosto generico e lontano dalle semplici ma fertili possibilità con cui si può sperimentare la felicità terrena come assaggio di quella eterna dei "giusti": ovvero, l'amore familiare e per il prossimo, la fede e la carità praticate, l'onestà e la giustizia, una politica di verità. Le cose che Onu e giornali hanno trascurato.