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Famiglia unita, che bella (e inattuale) fatica!

Maria Romana De Gasperi sabato 31 luglio 2010
Come è difficile oggi mantenere unita una famiglia! Di fronte ai numeri delle analisi quantitative che gettano davanti ai nostri occhi la realtà di una società che ha subìto grandi cambiamenti, viene spontanea una domanda: cosa c'è di sbagliato nel ricercare ancora oggi quel tipo di unità familiare che nel secolo passato costituiva la base del nostro vivere civile? E come è possibile immaginare qualcosa di diverso che sia comunque il fondamento di una società equilibrata, solida, positiva e alla ricerca del bene comune?
Questo, senza entrare nella sfera religiosa dove la domanda non avrebbe difficoltà a trovare la sua giusta risposta. Ma guardiamoci attorno, nel nostro paese, nel nostro quartiere, nelle nostre case. L'incapacità di vivere assieme una intera vita non deve avere radici solo nella diversità di carattere, di educazione, nella mancanza di amore. Cosa fa oggi dividere, con tanta velocità, e sembra senza rimorsi, due esseri che avevano deciso di vivere in comune e per questo si erano scambiati gli anelli, gli averi, il lavoro? Per questo avevano cercato di avere figli e di goderne con armonia. Un caso è certamente diverso dall'altro, ma nel fondo c'è la mancanza di un progetto comune che non riguarda solo la coppia, ma anche quella parte del mondo che la circonda, con la quale si dovrà dividere i giorni, non un fatto che riguarda solo due esseri al di fuori dei problemi di tutti. Quasi non sia necessario poi fare i conti con tutto ciò che ti mette di fronte la vita. Ci si lascia dopo pochi mesi, dopo qualche anno, dopo i cinquanta, dopo i sessanta anni. Non occorrono nemmeno grandi fatti, grandi peccati di uno o dell'altro. Basta non sopportarsi più. E si sfascia tutto, lasciando figli grandi e piccoli con grande leggerezza, magari anche garantendo loro un avvenire economico possibile, ma abbandonandoli nelle mani di una società oggi spietata e così priva di amore. Le immagini che ci sorridono dalle copertine delle riviste colorate sembrano raccontarci come sia facile lasciare un compagno e trovarne subito un altro più adeguato, come sia divertente per i figli passare il fine settimana con l'amica del padre e la prossima con il nuovo marito della madre. Nella pagina dietro il primo foglio nessuno ci fa ascoltare il pianto, il dolore, la difficoltà di comunicare con gli altri che tutto questo trascinerà con sé. Conoscevo delle famiglie che una volta non avrebbero mai invitato alla loro tavola una donna divorziata. Avevo una compagna di scuola che aveva avuto un bambino ed era stata cacciata di casa e nessuna delle nostre amiche l'aveva più voluta vedere. Ha suonato un giorno alla mia porta, ci siamo abbracciate. Quella rigidità nei confronti di queste creature era devastante e serviva a salvare solo l'apparenza delle famiglie cosiddette perbene. Era altrettanto negativa quanto lo è oggi il divorzio facile e quella separazione che lascia dietro di sé futuri uomini e donne fragili e incostanti.