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Andrea Zaghi sabato 27 novembre 2010
«Improvvido disinteresse». È l'accusa arrivata niente di meno che dall'Accademia Nazionale dei Georgofili nei confronti della politica italiana, e non soltanto di quella attuale. Una amara constatazione che, quasi poche ore dopo, ha avuto un controprova di quelle chiarissime: il tanto atteso provvedimento che imponeva l'etichettatura chiara ed esaustiva dei prodotti alimentari, ha subìto un sonoro stop al Senato e probabilmente scivolerà nelle paludi parlamentari in attesa di tempi migliori.
È compresa fra questi due fatti della settimana, la situazione reale del comparto agricolo ed agroalimentare italiano che, nonostante tutto, qualche successo sui mercati riesce comunque a raccogliere, soprattutto all'estero. L'agricoltura, dunque, resiste, cerca di sopravvivere, ma, secondo Franco Scaramuzzi, Presidente dei Georgofili (sconosciuti ai più e al massimo noti a pochi per uno dei più bestiali attentati terroristici che hanno colpito il Paese), non ha avuto remore a dichiarare a proposito della produzione agricola: «Potremmo dire che dall'ultimo Dopoguerra è stata ingiustamente sottovalutata e sostanzialmente trascurata. Si continua oggi a travisarne anche i molteplici ruoli che ha sempre svolto per millenni». E poi: «Nel nostro Paese, la Superficie agricola utile va progressivamente riducendosi; gli addetti all'agricoltura sono sempre in numero minore (meno del 4%); il concetto stesso di agricoltura tende ad essere ideologicamente deviato, da attività imprenditoriale produttiva a prevalente funzione di semplice tutela ambientale».
Insomma, bocciatura su tutta la linea per tutto quanto è stato fatto fino ad oggi. Un giudizio pesante, che probabilmente soffre di un eccesso di severità, ma che ha più di una buona ragione d'essere.
Come si è detto, infatti, proprio la cronaca di questi ultimi giorni non ha mancato di offrire esempi in questo senso come la frenata nel cammino di uno degli strumenti legislativi che gli agricoltori (insieme ai consumatori) chiedevano da tempo: il Ddl sull'etichettatura degli alimenti che pure aveva ricevuto consensi unanimi dai produttori, dai consumatori e dall'intero arco costituzionale. Fagocitato dai meandri dei molteplici giochi di partito e dalle regole della burocrazia parlamentare, il provvedimento non ha potuto usufruire della cosiddetta sede deliberante in Commissione al Senato, venendo di fatto fermato. L'avvio della sessione di bilancio, obbligherà infatti il testo all'esame dell'Aula dopo l'approvazione della Finanziaria, con tempi ovviamente tutti da definire. A poco, naturalmente, è servita la protesta degli agricoltori (la Coldiretti ha parlato di «serie impressionante di rimpalli di responsabilità e giochetti di Palazzo che fanno capire quanto ormai sia siderale la distanza tra politica e interessi della gente»). Se ne riparlerà fra qualche settimana o forse più.