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Esterofilia, ecco il vero peccato originale della critica letteraria di casa nostra

Alfonso Berardinelli sabato 27 dicembre 2008
Dato che mi ritengo un autore da rivista ,le molte riviste che ricevo le leggo, cioè leggo qualcosa e le sfoglio sempre con curiosità. Per esempio ho letto con curiosità e consenso l'editoriale di Giuliano Ladolfi sull'ultimo numero (52) di «Atelier», rivista che lo stesso Ladolfi dirige. Partendo da lontano, Ladolfi scrive: «È possibile calcolare il numero di applicazioni che la critica crociana, marxista, formalista e strutturalista ha prodotto? Lo schema jakobsoniano della comunicazione ha imperato e impera non soltanto nelle antologie scolastiche, ma soprattutto negli elaborati dei dottorandi e nelle pubblicazioni delle maggiori case editrici». Non so se questo è vero. A me pare quasi incredibile che si sia ancora a questo punto. Ma se Ladolfi lo dice avrà le prove. È comunque vero che gli scienziati della comunicazione di solito non sanno comunicare, ripetono formule. Ed è vero quello che viene detto subito dopo: «Nella seconda metà del secolo scorso la critica italiana, per lo più, si è modellata sugli schemi stranieri (") È diffuso tra l'intellighenzia nostrana uno strano e acritico complesso di inferiorità che spinge a ritenere che tutto ciò che viene dall' estero (")
è di per se stesso valido».
Leggo poi cinque interventi, tutti italiani, sul tema «Poesia e conoscenza» e noto che gli autori citati sono i seguenti: Gottlob Frege, Dante, Lucrezio, Omero, Hoffmansthal (sic!, in realtà: Hofmannsthal), Eraclito, Platone, Aristotele, Edelman, Derrida, Szymborska, Barthes, Caproni, Florenskij, Cvetaeva, Bachelard, Valéry, Brodskij, Baudelaire, Lewis Carroll, Petrarca, Ponge, Cage, Goedel... Da un lato grandi classici, dall'altro tutti o quasi autori stranieri. Possibile che fra gli italiani moderni solo Caproni abbia fatto capire qualcosa del rapporto fra poesia e conoscenza? Il direttore di «Atelier» evidentemente se ne rende conto: i suoi collaboratori tendono a parlare fra loro e ai lettori dimenticando la cultura italiana.