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Energia, la carta delle foreste

Vittorio Spinelli sabato 10 giugno 2006
Una corretta gestione delle foreste potrebbe soddisfare il 20% del fabbisogno energetico nazionale. L'indicazione è più che interessante, non solo per gli aspetti economici legati al costo dell'energia, ma, soprattutto, perché ci fa aprire gli occhi su un comparto - quello forestale - spesso misconosciuto ai più ma importante quanto il resto dell'agricoltura. Stando ai dati emersi da una ricerca condotta dalle cooperative forestali collegate a Fedagri-Confcooperative, infatti, il comparto delle imprese cooperative attive nella gestione forestale è forte di soci giovani (l'età varia dai 31 e 40 anni) e soprattutto con la voglia di crescere. Il 79% delle cooperative, infatti, è pronto a creare occupazione nel prossimi 2-3 anni e il 90% pensa di espandere il proprio raggio d'azione. Tutto, ovviamente, proprio sull'onda della capacità di produrre energia a basso costo dalle biomasse, coniugando con queste anche molti progetti per lo sviluppo di impianti di teleriscaldamento. È chiaro che, se quanto appena detto può essere assunto come il lato migliore del comparto, esiste anche una nutrita serie di difficoltà. A partire dal fatto che su una superficie forestale di circa 9,6 milioni di ettari, quella registrata come attivamente gestita è, invece, di soli 4,5 milioni di ettari (era di 5,6 nel 1990).
Il significato di questi numeri? Stando alle analisi dei tecnici la situazione è duplice: da un lato pare ci sia una graduale crescita collegata alla ricolonizzazione naturale di molti terreni una volta coltivati, dall'altro evidentemente le aziende forestali stanno perdendo terreno alla grande. L'altro risultato è che esistono 5,1 milioni di ettari, l'equivalente di Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana messe insieme, al di fuori di qualsiasi contesto aziendale. Boschi e foreste - vista anche la difficile congiuntura energetica - da mettere quanto prima a reddito. Ma il ruolo delle foreste e delle imprese coinvolte non si ferma qui. Basta pensare a quella che generalmente viene definita «gestione del territorio» per capire che una forte presenza di boschi adeguatamente coltivati può significare molto anche per altri aspetti dell'economia agricola e non solo. Una situazione fortemente positiva, che si avverte anche in aspetti particolari. Proprio le cooperative forestali, infatti, appaiono come le imprese più fortemente radicate sul territorio. Lo studio di Fedagri-Confcooperative, mette in evidenza come la il 39% della manodopera impiegata provenga dal comune in cui ha sede la cooperativa e il 31% dalla comunità montana di appartenenza. Ma non solo. A seguito della nascita di cooperative forestali in alcuni comuni montani, per esempio, si è riscontrato un aumento della natalità che ha avuto come naturale conseguenza la riapertura di scuole materne ed elementari. Insomma, esiste un'altra agricoltura che vale la pena di difendere alla pari di quella più blasonata fatta di grandi coltivazioni oppure di prodotti tipici. Basta intervenire al più presto.