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È da rivalutare il ruolo della donna civilizzatrice

Mariolina Ceriotti Migliarese giovedì 12 marzo 2020
La festa della donna domenica scorsa si è svolta in sordina, messa in secondo piano dalle preoccupanti notizie sul coronavitus. Eppure, la riflessione sul femminile non può e non deve interrompersi; le donne infatti non sono solo la porta di accesso alla vita, ma anche le prime naturali educatrici dell'uomo: la loro consapevolezza di sé e del proprio ruolo può davvero contribuire a cambiare il mondo. La donna si confronta da sempre con la sfida di dare una direzione all'istinto dell'uomo. La natura ci ha fatto diversi. Il maschio ha genitali esterni, in cui si concentrano fin dalla prima infanzia tutti gli stati di eccitazione; è in possesso di un organo che "reagisce" e che nel tempo deve imparare a governare. La femmina invece ha genitali nascosti, segreti, fonte di sensazioni diffuse; nel tempo deve imparare a conoscerli e a dare loro il giusto valore.
Solo poco alla volta la donna acquista consapevolezza che il suo corpo è dotato di uno spazio interno capace di accogliere la vita; quando impara ad ascoltarlo, il suo istinto la guida a percepirne il valore, e le fa sentire la necessità di proteggerlo. Nel gioco delle parti, così come definito dalla natura dei loro corpi, la donna si è trovata da sempre investita di un ruolo apparentemente "castrante" nei confronti del maschio: il disordine impulsivo dell'istinto sessuale maschile le ha infatti sempre richiesto di proteggersi, e le ha suggerito con intelligenza le strategie per guidare il maschio al rispetto e all'attesa, necessari perché la relazione diventasse sufficientemente affidabile.
Forse anche per questo la regìa degli aspetti educativi è stata da sempre nelle mani delle donne, che conoscono d'istinto la necessità che il mondo delle relazioni non sia governato solo dalle regole della forza e dalla cecità dell'impulso. Per il maschio, l'apprendimento del controllo di sé e la capacità di mettere la propria potenza al servizio della capacità di amare sono competenze complesse che richiedono tempo e procedono spesso, come ogni esperienza umana, per prove ed errori. Un uomo capace di amore e rispetto non è frutto del caso, ma prende forma attraverso un
percorso di apprendimento che inizia sempre tra le braccia di una donna; per imparare un amore capace di contenere anche tenerezza e responsabilità, il figlio ha bisogno di venire educato da una madre che lo apprezzi come maschio e non abbia paura della sua forza vitale talvolta anche aggressiva, ma che insieme sappia resistere alle sue pretese di vedere immediatamente soddisfatto ogni bisogno. La "buona educazione" e le "buone maniere", oggi tanto fuori moda, trovano qui la loro radice migliore, e rappresentano un "contenimento" che la madre esercita nei confronti degli aspetti più impulsivi del maschile, necessario perché il figlio sappia percepire qual è la distanza "di rispetto" da stabilire nei confronti dell'altro e soprattutto delle donne che, dopo di lei, incontrerà.
L'attesa, anche in campo sessuale, è lo spazio necessario perché il bisogno possa trasformarsi in desiderio e il desiderio in amore. Ma c'è di più: la capacità di rimandare la soddisfazione di un impulso e la capacità di tollerare spazi di attesa tra un bisogno e la sua soddisfazione, sono anche ciò che permette lo sviluppo del pensiero e che favorisce la spinta creativa; per questo la civiltà e la cultura devono molto all'antica e istintiva sapienza delle donne, che ha introdotto gli uomini nella dimensione difficile dell'attesa. Purtroppo, per il timore che controllare l'istinto significhi inibire tutto ciò che riguarda la vitalità e il piacere, le donne di oggi hanno perso in gran parte la consapevolezza del loro potere buono di "civilizzatrici"; questo però non ha favorito lo sviluppo di una maggiore libertà né ha garantito relazioni più soddisfacenti: al contrario ha reso più difficile il nostro modo di vivere insieme e sta contribuendo un po' alla volta ad imbarbarire il mondo.