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E ADESSO LA PUBBLICITÀ

Andrea Pedrinelli martedì 25 luglio 2017

Canzoni adolescenziali, le chiamano. Sono quelle scritte partendo da un «tu» adolescente, e che alcuni spernacchiano per certi versi rivolti a quel «tu», tipo «Tu in quella schienuccia di uccellino, che si curva e si vedono gli affanni dei tuoi pochi anni…» Le canzoni adolescenziali al più paiono cronaca di vita quotidiana in un interno. «Tua madre altezza media sogni medi… Un cespuglio di spini, tuo fratello… Tuo padre, mani da operaio a vita…» Come possono volare, le canzoni adolescenziali? Proprio come gli adolescenti: all'improvviso. Magari fotografando un mal di vivere senza età. Perché capita a tanti, di arrivare a sera e chiedersi «Quasi un secolo di noia, che si fa domani o dopo e poi nei prossimi vent'anni?».

E soprattutto perché, quando nell'85 Claudio Baglioni scrisse il proprio capolavoro su un «tu» adolescente, in esso già denunciava uno dei nemici più subdoli dell'uomo di oggi. Il rassegnarsi a un ritmo della vita imposto da altri, un diventare visi «impalliditi di tivù» davanti al piccolo schermo che ricorda ossessivo, come la canzone, …E adesso la pubblicità! Attenzione, però, - Claudio lo ricorda alla madre, al fratello, al padre… - alla libertà del «tu» adolescente. «Tu, dietro un vetro, guardi fuori». Lei, la ragazzina, in realtà sa volare con l'anima. Già: mai sottovalutare gli adolescenti, mai sminuire le canzoni adolescenziali.