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Due validi strumenti per educare al digitale

Gigio Rancilio venerdì 16 ottobre 2020

Ogni volta che si parla di digitale, penso con particolare affetto ai genitori, agli insegnanti e a tutti coloro che hanno compiti educativi. Dei primi («categoria» alla quale appartengo) vedo e sento da vicino le fatiche quotidiane. Nel contenere l'uso eccessivo delle nuove tecnologie da parte dei ragazzi e nella corsa, spesso affannosa, a cercare di restare al passo con oggetti e strumenti che cambiano rapidamente. Per gli insegnanti e gli educatori, se possibile, ho ancora più ammirazione e affetto. Perché quasi sempre sono soli nella loro «battaglia quotidiana». Senza neppure un coniuge o un compagno/a che li aiuti in questa impresa faticosa. Soli davanti a 20-25 ragazzi che, quando si parla di digitale, li guardano spesso con sufficienza.
In aiuto di tutti loro – anzi, di tutti noi – ci sono due strumenti disponibili da poco. Il primo è un libro, «Educarsi ed educare al web» (San Paolo Edizioni). Scritto da Marco Pappalardo e Alfredo Petralia, contiene «30+1 riflessioni» su temi digitali. Con una particolarità: ogni capitolo è articolato per proporre spunti che invitano a riflettere e si trasformano facilmente in percorsi educativi familiari, parrocchiali e scolastici. Chi legge non è mai trattato come uno spettatore, ma come una persona chiamata a essere protagonista nella sfida digitale. Per questo ogni capitolo ha come titolo una domanda che presuppone una scelta: social o asociale? Civiltà o inciviltà? Libero o nella rete? Dialogo o scontro? Credibilità o apparenza? In poco più di 120 pagine c'è spazio per tutte le più importanti questioni che incontriamo nelle nostre vite digitali, e non solo in quelle. Per confrontarci tra generazioni, tra educatori e ragazzi, tra genitori e figli, tra insegnanti e alunni, con il fine dichiarato di educarci tutti ad un uso più consapevole (e quindi migliore) del digitale.
Per i soli insegnanti e i loro studenti di scuola secondaria, è invece attivo da qualche giorno il progetto «Open The Box». Si tratta di un nuovo format educativo gratuito, ideato da Dataninja. Ha un obiettivo importante: raggiungere 500 docenti e 10mila studenti su temi come la disinformazione, l'intelligenza artificiale e l'analisi dei dati per capire e analizzare le notizie. Chi parteciperà a «Open The Box» imparerà come individuare le immagini manipolate e le notizie false, a leggere dati e grafici, ma anche a scoprire come funzionano le dinamiche dei social, gli algoritmi, i bot, le fake news e i video manipolati. «Il percorso è diviso in tre fasi: formazione per il docente, lezione in classe e sfida online con i coetanei».
Grazie alla gentilezza di Nicola Bruno di Dataninja, ho dato un'occhiata in anteprima alle lezioni (al momento ne sono disponibili cinque, su temi come le fonti digitali, le notizie false, le immagini manipolate, la cultura dei meme, deepfake e media sintetici). E devo dirvi che il percorso di «Open The Box» è davvero molto ben fatto. Le video lezioni sono molto chiare. Appena si clicca sull'argomento scelto, si capisce al volo di cosa tratterà la lezione, quanto durerà, quali competenze permetterà di acquisire e quali strumenti sono usati per raggiungere l'obiettivo. Ai docenti viene dedicato uno spazio particolare, grazie a video e risorse extra con «articoli, schede e guide per approfondire gli argomenti della lezione». Poi c'è la parte dedicata al «percorso in classe», che è suddiviso in cinque parti: quiz, presentazioni, attività, soluzioni e valutazione. Per far parte del primo gruppo di docenti di scuole secondarie che porteranno «Open the Box» nelle proprie classi c'è tempo fino al 31 ottobre. Per proporre la propria candidatura, bisogna collegarsi a questo indirizzo.