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Due famiglie disperate e il lavoro che non c'è

AA. VV. domenica 19 giugno 2016
Scrive ad "Avvenire" una volontaria del Centro di ascolto parrocchiale in un quartiere alla periferia di Milano. Si dice «veramente preoccupata» per due famiglie «disperate», che «non sanno dove sbattere la testa». Il primo Sos riguarda una coppia con una bambina di 10 anni. Il papà ha perso l'impiego un anno fa ed è stato aiutato con i voucher per qualche ora di lavoro in parrocchia. A maggio anche la mamma è rimasta a casa dopo la chiusura del bar in cui lavorava. «Ora sono senza alcuna entrata, noi cerchiamo di sostenerli con il pacco viveri e pagando qualche bolletta – scrive l'operatrice della Caritas – ma in questo momento non hanno proprio da vivere».Drammatica anche la seconda vicenda, che riguarda due coniugi soli al mondo, con una montagna di debiti causati dal fallimento della loro attività commerciale e dall'accumulo delle rate non pagate del mutuo. Tutti e due cercano lavoro come baristi, ma sembra un miraggio. «Oltre ad avere una situazione molto pesante perché non hanno di che vivere, sono veramente provati dai debiti». Un qualsiasi aiuto, fa sapere la volontaria milanese, «potrebbe farli sentire meno soli».Si possono aiutare queste due famiglie anche con un piccolo contributo sul ccp 15596208 intestato ad Avvenire, "La voce di chi non ha voce", piazza Carbonari 3, Milano. Gli assegni vanno intestati ad Avvenire, "La voce di chi non ha voce". Bonifici bancari a favore di Avvenire, "La voce di chi non ha voce", conto n. 12201, Banca Popolare di Milano, ag. 26, IBAN IT 65P0558401626000000012201.