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Persone dietro la maschera

Alberto Ambrosio venerdì 27 marzo 2020

Tremo a parlare di mascherina, tremo perché è ormai un accessorio intorno a cui si è scatenato un dibattito planetario. Mascherina sì, mascherina no. Finalmente, l’Italia e l’Europa si sono allineate all’uso della mascherina laddove è necessario e forse anche laddove è consigliato. Tremo a parlare di mascherina in questo contesto, perché la mia mens – la mia cultura, cioè –, ogni volta che quel termine è pronunciato, non può far altro che andare ai grandi dibattiti teologici del cristianesimo nascente. Molti, ma forse non tutti, sanno che nei primi quattro secoli la Chiesa cercò di capire – tra Oriente e Occidente – che cosa fossero questi Tre Esseri che costituiscono la Santa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Si è allora parlato di Persona, di tre Persone. La Trinità è comunione di tre Persone. Il termine persona suscitava però perplessità nei cristiani di lingua greca, perché con quella parola non si dava sufficiente rilievo al più filosofico termine di “sostanza” (ousia).
Non voglio certo entrare nella raffinatezza terminologica e teologica, in tempo di crisi sanitaria, ma quando i teologi usavano il termine persona il rischio sotteso era di immaginare… una maschera. Sembra (dico sembra, perché oggi queste teorie etimologiche sono rimesse in questione) che il termine persona indicasse la maschera che indossavano gli attori delle tragedie greche. Persona, per-sona, per-sonare. Mettersi la maschera era quindi un modo per creare un suono che potesse diffondersi in tutto il teatro. Certo quindi che parlare di maschera per il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, non era conveniente. Dio Trino non è un voltafaccia, un modo per indossare maschere differenti, quella del Padre, quella del Figlio e quella dello Spirito Santo. No, la persona è tutt’altro che quello che noi intendiamo con la parola “maschera”, cioè un accessorio che ci fa diversi, che possiamo togliere e riprendere assumendo così un’altra identità.
Tremo allora a parlare di mascherina, perché quel termine è talmente denso di significato per la filosofia e teologia che mi fa pensare che il dibattito attuale – in modo simbolico – non fa altro che ridare dignità alla persona. Grazie alla mascherina, in tante occasioni, le persone possono sopravvivere, possono tornare a vivere. Allora la mascherina, intesa in questo senso, si associa a quel termine che il cristianesimo ha saputo sviluppare: la persona. Non trasformiamo il dibattito sulla mascherina in una mascherata – questa sì che designa una farsa –, ma torniamo a dare tutto il valore alle persone umane che, per vivere in luoghi a rischi,o devono procurarsi e indossare una semplice mascherina. Ma che dico semplice! non può essere una semplice mascherina un accessorio che sostiene la persona nel combattimento, nello sforzo della vita e protegge, appunto, la persona stessa. Anzi, se le parole teologiche hanno davvero senso, dovremmo dire che la mascherina non protegge la persona, né la nasconde, né ne deturpa il viso, ma ne sostiene la sostanza.