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Di moda, cioè démodé Torna il Gozzano riletto da Edoardo Sanguineti

Alfonso Berardinelli venerdì 15 luglio 2016
Ci arriva da lontano in due volumetti della collana “bianca” Einaudi l'edizione delle poesie di Guido Gozzano curata nel 1973 da Edoardo Sanguineti, già ristampata nel 1990 (pagine XII+444 complessive, euro 22,00). Sanguineti, che è stato uno dei più autorevoli, forse il più intricato, complesso, a volte troppo coerente, a volte contraddittorio, teorico italiano della neoavanguardia anni Sessanta, è stato anche un appassionato lettore e studioso del poeta torinese. La monografia che dedicò a Gozzano (1966) resta tuttora uno dei testi critici più esaurienti e acutamente dialettici sul maggiore dei “crepuscolari” italiani, che risulta anche uno dei nostri poeti novecenteschi più leggibili, più recitabili, più gustosamente e intelligentemente parodistici. Sanguineti lo definì subito «borghese onesto» a causa della sua consapevolezza lucida e sofferta della crisi di una società e di una cultura.Gozzano usò la poesia come artificioso congegno tradizionalistico per mettere in scena, con tanto di colorite scenografie, la sua passione per ciò che è storicamente superato, nonché la malinconia del personaggio-poeta che è lui stesso. Parlò di sé come di un uomo dall'«anima corrosa», a cui «un riso amarissimo [...] torce senza tregua la bocca».Sanguineti, amando Gozzano, mostra il suo acume di critico, eppure lascia perplessi, perché Gozzano è stato all'inizio del Novecento (morì nel 1916 a trentatré anni) il meno avanguardistico, con Saba, dei poeti: del tutto privo di quel culto del presente e del futuro che caratterizza ogni avanguardia. L'avanguardia si chiama così perché corre in avanti, vuole arrivare prima degli altri, occupa e sequestra il futuro. Gozzano invece fa uno o due passi indietro, torna a fine Ottocento, non sacrifica nulla sull'altare del Novecento, secolo della modernità a tutti i costi. È un poeta figurativo, nemico delle astrazioni e delle sperimentazioni metaforiche. Scrive in versi regolari e rimati delle ironiche e sentimentali novelle tardo romantiche: «anziché fabbricare il moderno destinato all'invecchiamento» (scrive Sanguineti nell'introduzione) «fabbrica direttamente l'obsoleto, in perfetta coscienza e serietà». E aggiunge che per Gozzano «ciò che è di moda» è già démodé.Magnifico. L'avanguardista Sanguineti valorizzando l'autocoscienza storica di Gozzano, formula una perfetta critica dell'avanguardia, produttrice di mode.