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Destino Balo, predestinato poco educato

Italo Cucci venerdì 1 febbraio 2013
Non dite che Balotelli è un frutto del mercato di gennaio che di solito ospita bufale, scontenti, separati o disillusi (penso a Sneijder e Zarate). Balo (così lo chiamano, io direi Balo'n) è qualcosa dippiù: un predestinato. Se l'avessero capito quando posò per “Striscia” con la maglia rossonera, al Milan avrebbero risparmiato tempo e denaro. E se all'Inter non avessero dato retta al consulente spirituale Materazzi non l'avrebbero cacciato, risparmiandosi oggi la ricerca di un vero campione.È singolare scoprire quante anime belle si muovono nel mondo del calcio, pronte a far la morale ai discoli mentre c'è piena comprensione per gli scommettitori, i viveur e gli scansafatiche. Una certa Milano sa come sono andati in fumo sogni chiamati Ronaldo, Adriano, Ronaldinho, Maicon, & C travolti da sambate e feijoade nelle notti brasilmeneghine che venivano oscurate da insostenibili teoremi tattici, alibi per tutte le stagioni (oggi - sapete - si può licenziare Gasperini perchè vuol giocare “a tre” o Zeman per un 3-3 a Bologna che nasconde un pericoloso 4-3-3). Chiacchiere, argomenti da bar sport, strumenti da fumisteria. Balotelli è solo un campione a responsabilità limitata, è un ragazzo poco educato che ha fatto dire cose esageratamente negative anche al leader dei moderati (?), il Cavaliere che poi ha dovuto fare «marcia indietro» (copyright) nel tempo delle mele. Fermo restando il fatto che Berlusconi ha usato - secondo me - l'antica furbizia campagnola del “chi disprezza compera” e s'è aggiudicato Balo con lo sconto e a rate come un'auto di lusso, dopo esser stato incoraggiato nel dietrofront dalla famiglia del reprobo che adora Mario non come Top Player milionario ma come desideratissimo e sofferto figlio. Basta ricordare quel bacio a mamma durante gli Europei e quella foto di famiglia che li ritrae tutti insieme, i Balotelli, per capire che Galliani ha fatto un gran bel lavoro e che Allegri tenterà di rivoluzionare il campionato scatenando un Supermario autarchico accanto al candido Faraone: i gioielli di Prandelli che li ha sempre voluti insieme. L'Inter ha risposto alla provocazione rossonera portandosi a casa il croato Kovacic, 18 anni di speranza non ancora primavera di certezza, e dunque Stramaccioni avrà qualche difficoltà in più a far tornare i conti in una squadra che - a parte la tenacia del mister - non presenta un progetto di futuro comprensibile. Peggio ancora la Juve, che ha tentato di giustificare le sue recenti disavventure con paradossali congiure arbitrali mentre in realtà al suo enorme potenziale offensivo in fase preparatoria manca l'esecutore decisivo. Marotta ha regalato a Conte Anelka, aristocratico pedatore dantan, finendo per spendere più di quanto sarebbe costato trattenere a Torino Del Piero, in realtà talento e bandiera impagabili. Sarebbe tragicomico se Alex dovesse assistere dal suo esilio australiano alla caduta - in Italia o in Europa - dell'amatissima ex squadra senza poterle porgere amorosa assistenza.