Rubriche

Davvero gli atei sono "ricchi di Spirito"?

Pier Giorgio Liverani domenica 15 maggio 2011
Era già capitato a questa rubrica di osservare come gli atei, a partire dalla loro definizione (a-tei = senza-Dio), sono in ogni caso dei teodipendenti, anche perché non si può essere senza una cosa che non esiste(rebbe). Adesso il solito Piergiorgio Odifreddi, matematico e logico come pochi altri, ce ne dà, con un libro di cui La Repubblica anticipa (martedì 10) un brano, un'inattesa conferma (anche di mancanza di originalità). Sorvolerò sulle gentili espressioni di cui si serve (per esempio: «L'illuminismo fantascientifico e fantastorico che indulge in ciò che non c'è o non è mai accaduto», «Le religioni istituzionali [come] superficiali caricature» della «vera religione», quella che discenderebbe «da Pitagora ad Einstein») e sulla trasformazione che egli , traducendone il testo a modo suo, fa del prologo del Vangelo di Giovanni, in un... vangelo dell'ateismo; e del Credo apostolico, che, parafrasato, diventa un "credo dell'ateismo": davvero soltanto una trovatina da studente di quarto ginnasio e una conferma di teodipendenza, che non fanno onore nemmeno all'ateismo. Citerò, invece, la descrizione del suo pantheon ricco di Maiuscole e di deità fino allo spreco: «la Natura, che tutto genera da sé e per sé»; «l'Uomo, solo Signore e Salvatore» (proprio quello che si vede ai nostri giorni); infine «la Ragione e lo Spirito puramente immanente e che procede dalla Natura e dall'Uomo» (dei quali, però, il matrimonio e la generazione non sono scientificamente dimostrabili né sperimentabili). Ma da uno che deifica la natura come gli antichi pagani e gli attuali animisti e, soprattutto, che ancora contrappone i «poveri di spirito» ai «ricchi di Spirito» come si trattasse di stupidi e di intelligenti o spiritosi come Lui, non c'è da aspettarsi molto altro che ciò. Con l'avvertenza che, nel Vangelo, i ricchi non hanno molto futuro.

EDUCAZIONE EROTICA
Torna su La Repubblica delle donne (30 aprile) la preoccupazione che Benedetto XVI manifestò, nel gennaio scorso, quando lamentò che nelle scuole di alcuni Paesi europei si impongono «corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona [...] che riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione». Questi sistemi educativi non rispettano «il diritto primordiale delle famiglie a decidere circa l'educazione dei figli» né «il principio di sussidiarietà», vale a dire il dovere dello Stato di aiutare la famiglia e non di contraddirla nel suo primario diritto e dovere di educare i propri figli. Affermazioni non equivocabili, rispettose delle «libertà individuali» e non «contrarie» ad esse, come scriveva un lettore alla rubrica di Umberto Galimberti. Come risposta questi parlava di una «ossessione sessuale» della Chiesa (che, invece, combatte la vera ossessione della attuale società) e illustrava quello «sprazzo di trascendenza, di cui Dio è la metafora», che consente di «portare l'educazione sessuale alla vera altezza dell'erotica», concetto che lui crede di ritrovare nel Cantico dei Cantici. Dove, in realtà, si cantava forse l'amore di Dio per Israele e si figurava quello di Cristo per la Chiesa; oppure, più probabilmente, si esaltava in forma poetica la legittimità della componente carnale dell'amore umano rettamente inteso nel matrimonio e benedetto da Dio (Gen 2). Tutt'altro che «l'erotica».

DIVINO?
Nella sua rubrica domenicale "Divino di Filippo Gentiloni (il manifesto, domenica 8) il sottotitolo era «Testamento biologico, non suicidio». L'antilingua funziona così: bisogna dire una cosa per un'altra. Ma è assai poco divino e domenicale.