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Dal Cibus un cauto ottimismo

Andrea Zaghi sabato 15 maggio 2010
Ottimisti, ma con cautela. Sono in questa condizione gli imprenditori dell'agroindustria italiana, alle prese con una domanda alimentare che, forse, si riprende e un mercato, soprattutto internazionale, difficile ma interessante. A concretizzare l'ottimismo, d'altra parte, ci sono alcuni numeri circolati nei giorni di Cibus a Parma, la più importante manifestazione del comparto alimentare che si è svolta questa settimana. Stando a Federalimentare, infatti, 8 aziende su 10 (81,3%), guardano con ottimismo alla ripresa del settore. In particolare, il 57,3% lo fa (nel breve e medio periodo) all'insegna di una «moderata fiducia», mentre il 24% con la certezza che la ripresa dell'economia sia vicina. Si tratta di un ottimismo senza basi concrete? Probabilmente no. Perché pare davvero che il mercato si stia riprendendo.
Nel 2010 " sempre secondo quanto registrato da Federalimentare e da Coldiretti " sembra si stia registrando una inversione di tendenza dei mercati mentre sono ripartiti i consumi familiari e le esportazioni di prodotti alimentari. L'export è cresciuto del 2,5% in valore a gennaio mentre i consumi familiari sono cresciuti nel primo semestre dell'anno dell'1,1% sulla base di elaborazioni su dati Ismea ed Istat che hanno evidenziato peraltro un aumento record del 4,2% nella produzione industriale dell'alimentare a marzo. L'export verso il mercato Usa (il secondo maggiore sbocco per la produzione italiana), è dato in «lenta ma significativa ripresa».
Cauti segnali, dunque, anche perché l'aumento delle esportazioni, secondo altri calcoli, avrebbe semplicemente compensato la flessione del 2,3% dei consumi interni. E soprattutto perché il mercato, specialmente quello estero, occorre conquistarlo ogni giorno. E non solo per la concorrenza sleale dei falsi prodotti alimentari italiani, ma anche con strategie commerciali che devono essere sempre di più flessibili e forti allo stesso tempo, basate sulla qualità ma anche sulla attenta gestione dei costi di produzione. Basta pensare, per esempio, che negli Usa gli esperti spiegano quanto sia fondamentale riaffermare il prodotto di eccellenza italiano, ma facendo attenzione ad un rapporto ottimale tra prezzo e qualità visto che anche i consumatori americani stanno tirando la cinghia a causa della crisi. Senza contare poi le tante "distorsioni" alle quali è sottoposta la filiera agroalimentare nostrana denunciate innumerevoli volte dalle organizzazioni agricole. Proprio per questo, anche a Cibus, uno dei ritornelli ricorrenti è stato quello della troppo ampia forbice fra prezzi alla tavola e prezzi riscossi dai produttori, con questi ultimi registrati ancora in forte calo per molti prodotti. La prova che tensioni e problemi siano tutt'altro che sopiti, la si è d'altra parte avuta proprio a Parma: sul tema di chi ci guadagnasse di più nei rapporti fra produzione, trasformazione e distribuzione, invece di cercare spazi d'accordo gli attori del sistema hanno finito quasi per litigare.