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Da La Capria e da Kundera giudizi opposti sugli «effettacci» di Malaparte

Alfonso Berardinelli sabato 14 gennaio 2012
In Esercizi superficiali di Raffaele La Capria, appena uscito in una nuova collana Mondadori, "Le Libellule", ritrovo un suo ragionato giudizio negativo sullo stile letterario di Curzio Malaparte. Non si parla del personaggio pubblico, ma proprio dello stile. La Capria prende spunto da un giudizio opposto, di grande ammirazione, espresso da Milan Kundera in un suo libro. Come mai, si chiede La Capria, a Kundera sembrano belle e ammirevoli proprio quelle pagine di Malaparte che a lui sembrano «particolarmente inaccettabili»? Potrebbe essere un effetto della traduzione: ci sono autori migliorati dalle traduzioni e altri che invece sono danneggiati fino a sembrare insignificanti. Una cosa sembra certa: l'eleganza e la sobrietà stilistica sono più difficili da tradurre che la brutalità e gli «effettacci», in cui Malaparte, secondo La Capria, è specializzato.
La questione è interessante per capire anche La Capria, la cui arte letteraria consiste nel rendere prezioso, fantastico, indimenticabile, esemplare ciò che in sé potrebbe sembrare trascurabile e privo di interesse. Il conflitto è dunque fra lo stile enfatico, le esagerazioni, le estremizzazioni forzate (questo è Malaparte) e lo stile naturale che scorre apparentemente senza sforzo sulla superficie di ciò che è quotidiano scoprendovi insospettabili meraviglie (e questo è La Capria).
Oggi che piace e viene incoraggiata, nella narrativa e nel cinema, un' «estetica degli effetti» e una «orrificazione della realtà», la scelta della naturalezza anti-enfasi di La Capria e la sua polemica con le avanguardie novecentesche aiuta a capire che arte non significa falsificazione. Lo stile è senza dubbio un artificio (come dicevano i Formalisti russi all'inizio del Novecento). Ma c'è l'artificio che non si vede e l'artificio esibito. Quando il pubblico non è più in grado di distinguere ciò che è arte e ciò che non lo è, allora artisti e scrittori, incoraggiati da editori e mercanti, si mettono a cercare la provocazione e lo choc. Quando il lettore non capisce, per attirare la sua attenzione bisogna fare fracasso.