Rubriche

Conosciamo tre preti youtuber ma non i terreni in cui seminano

Guido Mocellin venerdì 22 novembre 2019
Don Giovanni Benvenuto, 48 anni, di Genova, ha cominciato con un video, ben riuscito, per un gruppo scout. Per don Gaetano Amore, 46 anni, di Polignano a mare (Bari), l'idea di girare delle catechesi a bordo di un mezzo di trasporto è nata dalla passione per il volo. Non appena internet ha raggiunto il suo piccolo paese padre Alberto Maggi, servita, 74 anni, di Macerata, ha pensato di poterne usare lo stesso spirito d'amore con il quale è stata scritta la Bibbia. Questo e altro si deduce dalle tre puntate sinora prodotte di "Chiacchiere digitali", brevi filmati pubblicati da Alessandro Saccomandi e Ilaria Solaini sul sito di "Avvenire" ( bit.ly/2s5wAIC ) da un mese a questa parte e volti a fare la conoscenza con alcuni «preti youtuber». Cioè sacerdoti che «utilizzano come unica o principale piattaforma [digitale] un canale YouTube, ovvero una sottopagina personalizzata della piattaforma YouTube di condivisione video», e che in tal modo diventano famosi (così Wikipedia spiega cosa si intenda per «youtuber»).
La diversità di approccio di questi tre sacerdoti a tale specifica forma di esercizio del ministero nell'ambiente digitale si riflette nella varietà dei loro utenti. Grazie a un video di don Benvenuto una persona ha trovato il coraggio, che spesso ci manca perché pensiamo di non avere le parole, di fare una visita a un'amica colpita da una dura prova. A don Amore, che ha girato una catechesi mentre sorvola in elicottero il territorio parrocchiale, c'è chi ha chiesto di pregare, ma c'è anche chi desidererebbe piuttosto volare con lui. La protesta di un utente ateo, che non aveva neppure inteso di che cosa padre Maggi parlasse nel filmato, si è pian piano trasformata in una conversione. Si può capire allora il commento con il quale lo stesso padre Maggi conclude le proprie "Chiacchiere digitali": non c'è da preoccuparsi di dove cadrà il seme della Parola (neppure se gettato da un social network), perché sappiamo che almeno su di un terreno esso porterà frutto.