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Compagne, attente ai Cus!

Pier Giorgio Liverani domenica 25 novembre 2007
«La famiglia è uno stato di eccezione da abolire», affermava Liberazione domenica 18) in vista della manifestazione di ieri, a Roma, contro la violenza maschile sulle donne. Il quotidiano di Rifondazione cercava di documentare che «quello che spiega le violenze coniugali è la coniugalità» e che «la violenza contro le donne è legittimata e perfino mascherata da quei sentimenti positivi che nel panorama culturale italiano sono evocati dall'idea di Famiglia». La documentazione consisteva in una cronaca di sette giorni con sette pestaggi o stupri domestici contro le donne da parte dei loro uomini. Sennonché quelle cronache documentavano che i violenti e gli stupratori erano tre "compagni", un "fidanzato", un "ex-fidanzato" e solo due "mariti". Vuol dire che per oltre il 71 per cento (cinque su sette) quella che Liberazione chiama "coniugalità" è solo accoppiamento di fatto. Proprio quello che si vorrebbe istituzionalizzare con i "Dico" o i "Cus". Le "compagne" e le "fidanzate" sono avvertite.

SE L'ATEO "CREDE"
Nel nome della vecchia Dea Ragione, che per pudore ora chiamano soltanto Ragione, è in corso in Europa una vera campagna ateistica e specificamente anticristiana e anticattolica. Hanno inventato la "ateologia", hanno fatto della ragione un dogma (loro, antidogmatici per autodefinizione) e tuttavia sono quelli che più spesso parlano di Dio e della Chiesa. Magari soltanto per il "gusto della dissacrazione" (cfr Piergiorgio Odifreddi, Il Messaggero, lunedì 19). Talvolta, però, fanno qualche preziosa ammissione, anche se non ne tirano poi le conseguenze. La Repubblica (giovedì 22) cita un libro di un suo collaboratore che ha interrogato molti atei. Uno di questi, lo scrittore statunitense Paul Auster, pensa "che una cosa sia certa: non l'abbiamo creato noi il mondo" e dice: "Dio è inconoscibile, è qualcosa che va talmente al di là di ciò che è umano, che è impossibile per me immaginare di poter dialogare con una forza simile". Come definizione di Dio non c'è male: sembra un credente, cui manchi solo di accettare la rivelazione.

MARTIRIO ATEO?
Un altro ateologo è Piergiorgio Odifreddi, quello che, secondo Il Giornale (giovedì 22) è «definito da alcuni come "un matematico da festival"». Intervistato dal Messaggero (lunedì 19), Odifreddi ha risposto che la sua «battaglia non è uno sterile dare addosso alla Chiesa, bensì il desiderio di liberare la Ragione (l'ha pronunciata con la maiuscola) da modelli magici del mondo che ancora, da noi, si insegnano e si apprendono». «La stessa battaglia di Galileo?» gli ha chiesto l'intervistatore. E lui, con atea modestia: «Bè, lui l'ha combattuta fino a un certo punto. Direi piuttosto la battaglia di Giordano Bruno». Che aspiri al martirio?

ORIGINI FRANCESI
Il prof. Carlo Flamigni, embrionologo d'assalto, ce l'ha con Avvenire e sull'Unità (venerdì 23) fa sfoggio del suo inedito mix di scienza e satira, che sembra comprendere anche l'onomatologia, la scienza dei nomi. Immagina che il cognome Volonté sia di "origini francesi". Sbagliato: è italiano e lombardo. Chissà se anche il resto del suo chilometrico saggio è di origini francesi?