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Colf, adesso spunta un nuovo bonus

Vittorio Spinelli martedì 31 maggio 2011
Tra le numerose disposizioni del recente decreto per lo sviluppo, appare anche un'agevolazione fiscale per l'assunzione di nuove colf e badanti di nazionalità italiana. Il decreto non è esplicito sul bonus ma una attenta lettura del testo induce a riconoscere il diritto delle famiglie e delle lavoratrici, comprese quelle interessate ad una regolarizzazione.
Il riferimento all'agevolazione è contenuto nell'articolo 2 del decreto, quello che si occupa di sostegni per la crescita dell'occupazione. Viene introdotto un credito d'imposta a favore delle imprese che assumono lavoratori a tempo indeterminato nelle regioni del Sud. Il vantaggio fiscale è vincolato a diverse condizioni:
a) i lavoratori da assumere devono possedere la qualifica di «svantaggiati»;
b) la nuova assunzione deve accrescere la media dei lavoratori già occupati nella stessa azienda;
c) il credito d'imposta è pari alla metà dei costi salariali (retribuzioni, contributi Inps) sostenuti nel primo anno di assunzione;
d) il credito è utilizzabile solo in compensazione sul modello F24.
Accanto a queste sintetiche caratteristiche è previsto che qualora l'assunzione sia effettuata da «soggetti» che diventino datori di lavoro dopo l'entrata in vigore del decreto, viene considerato come automatico l'aumento della base occupazionale.
L'agevolazione fiscale. anche per nuovi datori di lavoro, intende favorire l'assunzione di persone che hanno perso il lavoro e che hanno un'età superiore ai 50 anni, con evidente difficoltà di inserimento lavorativo. La finalità del decreto si realizza quando l'assunzione avviene non solo da parte di aziende ma anche di famiglie che danno occupazione con mansioni domestiche. Il termine «soggetti» espresso dal decreto include implicitamente anche le persone fisiche e non solo le imprese e le aziende.
L'attuale provvedimento ricorda la sanatoria del 2007 per l'assunzione di lavoratori in nero prevista dal decreto milleproroghe dell'epoca. Il condono fu indirizzato principalmente alle aziende e con modalità analoghe a quelle di oggi. Solo in seguito fu interpretato come valido anche per le famiglie, per lungo tempo ignare del loro diritto. In realtà, il vecchio condono divenne impossibile a causa del comunicato dell'Inps diffuso solo a 15 giorni dalla chiusura dell'operazione.
Le analogie con il passato fanno temere che anche questa volta un provvedimento che presenta diversi aspetti positivi per le famiglie e per le lavoratrici finisca per essere soffocato dalle interpretazioni e dagli indugi burocratici.
«Anche secondo noi " aggiunge Rita De Blasis, presidente di ApiColf " il decreto sullo sviluppo offre una nuova opportunità per l'occupazione di lavoratrici domestiche nelle regioni del Sud. È opportuno avere altri chiarimenti dal ministero del lavoro e dall'Inps. Ricordo che un analogo credito d'imposta fu stabilito con la finanziaria del 2008. Un'occasione utile, oggi come allora, per offrire le garanzie della legge alle persone che operano nel nostro settore».