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Che giglio nero l'incorreggibile Mutu

Italo Cucci sabato 8 gennaio 2011
Una volta mi sarebbe arrivata una telefonata di Aurel Neagu, o di Eftimie Jonescu, direttore e caporedattore di "Sportul Popular", il quotidiano sportivo di Bucarest: «Tu puoi me spiegare perché Cesena chiesto Mutu? Si tu vuoi, trenta righe».
Mi avrebbero scelto perché collaboratore saltuario del loro minigiornale ma soprattutto conoscendomi romagnolo e aedo delle imprese del Cesena, questo Cesena che vidi rinascere da un'idea del grande Dino Manuzzi - amichevolmente detto il Commendator Mela - il quale aveva convinto i frutticultori cesenati a versare una lira per ogni cassetta di frutta esportata a favore di un sogno ritenuto impossibile: portare la squadra dalla C alla A. Era il 1964 e ai cesenati non era andato giù il fresco scudetto del Bologna che già immaginavano concorrente, avversario di grandi battaglie. Come l'Inter, il Milan, l'amatissima Juve. In otto anni ci sarebbero riusciti e da allora io chiamo affettuosamente il Cesena "il mio ascensore" che va e viene fra la C e la A. Dopo la caduta del Muro - e altre cadute - ho perso di vista Neagu e Jonescu ma in compenso sono molti i "clienti" che mi chiedono: perché Mutu? Immagino se lo chieda anche il sor Dino, lassù, e fatico a trovare una spiegazione alla scelta di Campedelli cui s'è subito opposto Della Valle ingaggiando una sorta di guerra fra poveri: in classifica, beninteso, giacché ieri le azioni Tods del tycoon marchigiano hanno preso il volo. È vero che in Romagna c'è una sana passione per i mattocchi, ma al Cesena ricordo che ne son passati un paio più che altro originali: il bomber Enzo che teneva all'Hotel Casali un pitone da camera e s'era speso un ingaggio per acquistare una rara edizione della Bibbia; e Paolone Ferrario, detto "Ciapina" perché giovinotto si vantava di aver conosciuto l'omonimo componente della banda di via Osoppo, cosa che dappertutto gli pesò salvo a Cesena, visto che i romagnoli amano i banditi come Stefano Pelloni, detto il Passatore, re della strada e re della foresta. Ma Mutu, che c'azzecca? - direbbe un noto intellettuale molisano. L'insolente Adrian non è tipo da piacere ai giocatori di marafone che al Bar Sport disputano sulla validità del 3-4-3 di Zaccheroni, né ai frequentatori del Circolo Mazzini che indugiano sul pensiero politico di Arrigo Sacchi da Fusignano detto anche "il piede sinistro di Berlusconi". Qualcuno ha paragonato il rumeno a Cassano e Balotelli, noti Bad Boys dell'ultima generazione, ma se il primo è un mattocchio diseducato e il secondo uno spericolato cercaguai non c'è comunque terreno di confronto con uno che ha la mano pesante e mena la moglie e i camerieri e al tempo stesso insegue paradisi artificiali da salotto o spogliatoio.
Dicono che il Milan rieducherà per sempre Cassano - e ci credo - e che Cesena avrebbe potuto rimettere in riga (ehm ehm) Mutu, ma a questa seconda evenienza non credo perché son convinto che l'Adrian Furioso sia - parlando di squadre - un rovinafamiglia. E non c'è neppure una punta di razzismo in quel che dico, credete. Come ha scritto anche la "Gazeta Romaneasca", la Gazzetta rumena ben diffusa in Romagna, noi abbiamo già dato. Accettando che la nota e amata piadina, oggi confezionata con perizia e passione non più dalle rezdore romagnole ma dalle sfogline di Romania, si chiami tout court "piadina rumegnola".