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Caterina Caselli tra vita e racconto

Andrea Fagioli sabato 12 febbraio 2022
«Dedico questo film a mia madre Giuseppina, a mio padre Francesco, a don Rino Annovi, mio cugino, figura fondamentale della mia vita». Firmato: Caterina Caselli. Si chiude così, con in sottofondo le note di Cento giorni, il documentario Caterina Caselli - Una vita, cento vite diretto da Renato De Maria, che ha scritto la sceneggiatura con Pasquale Plastino, prodotto da Sugar Play in collaborazione con Rai Cinema, andato in onda giovedì in prima serata su Rai 3 dopo essere stato presentato al Festival del cinema di Roma. La Caselli è oggi una bella signora di 75 anni con la notevole capacità di raccontare in prima persona, in modo affabile, commuovendosi pure, la sua storia di donna che ha fatto della passione per la musica la vocazione di un'intera vita: da artista rivoluzionaria negli anni Sessanta a imprenditrice capace di portare la musica italiana nel mondo lanciando cantanti come Andrea Bocelli, Elisa e i Negramaro. Tanti anche gli aneddoti, compreso il fatto che deve le sue canzoni di maggiore successo al rifiuto di altri, a partire proprio da Nessuno mi può giudicare, scritta per Celentano e da lui scartata in occasione del Sanremo 1966. Altrettanto dicasi per Insieme a te non ci sto più pensata per l'Equipe 84. Ma nel documentario, come testimonia la rammentata dedica, c'è anche la vita privata: dal ricordo della morte del padre fino al ritiro dalle scene nel 1975, al recente festeggiamento dei cinquant'anni di matrimonio con l'imprenditore discografico Pietro Sugar. Nell'insieme Caterina Caselli - Una vita, cento vite è anche una cavalcata nostalgica in quasi sessant'anni di musica leggera italiana attraverso festival, programmi televisivi, musicarelli e la testimonianza, oggi, di cantautori come Francesco Guccini o Paolo Conte intervistati dalla stessa Caselli.