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Caro Magris, la letteratura studia il bene e il male ed è anche più severa della legge

Alfonso Berardinelli sabato 2 marzo 2013
Igiudici vanno prima educati e poi giudicati. La società, il buon senso, la sensibilità e la riflessione morale dovrebbero sempre tenere d'occhio gli amministratori della giustizia. Non tutto ciò che è legale è morale. La correzione delle norme vigenti e l'elaborazione di nuove norme sarebbero impossibili se la presente codificazione giuridica fosse un dogma. Come la politica non è affatto un'attività ideale, ma l'attività reale di chi fa politica, così la giustizia è quella di fatto amministrata da un corpo di magistrati la cui mentalità, sensibilità e cultura influisce sull'interpretazione e l'applicazione delle leggi.Il ponderoso volume Giustizia e letteratura a cura di Gabrio Forti, Claudia Mazzucato, Arianna Visconti pubblicato da Vita e Pensiero offre un vasto materiale di analisi sui rapporti fra i due ambiti. Nelle prime due sezioni possiamo leggere studi su Shakespeare, Defoe, Dostoevskij, Musil, Gadda, Dürrenmatt e Bob Dylan mentre l'ultima parte è dedicata all'arte di rappresentare la verità nelle narrazioni letterarie, cinematografiche e massmediatiche. Il libro inaugura in Italia un campo di studi "giusletterari" già molto sviluppati negli Stati Uniti con il contributo, tra gli altri, di Marta Nussbaum, Stanley Fish e Ronald Dworkin. Lo scopo, si legge nell'introduzione, è fornire strumenti «di umanizzazione e di crescita etica ed emotiva del giurista il quale, guardando alla letteratura, si ritiene possa meglio percepire e indagare la componente umana del diritto». Secondo questa ottica non è vero che il giudice «non deve guardare in faccia nessuno» quando applica la legge: deve invece farlo e avere immaginazione giuridica, morale e sociale. Le opere letterarie dovrebbero incrementare la capacità di capire i casi singoli ai quali la legge va applicata. Viene citata dai curatori un'affermazione di Claudio Magris secondo cui «la letteratura non giudica, né dà voti di condotta alla vita, che scorre al di qua e al di là del bene e del male». Se Magris ha detto questo, si sbaglia. La letteratura studia da vicino il bene e il male, proprio per questo sa anche essere più severa della legge.