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Cantica Symphonia, rivive lo spirito secentesco di Monteverdi e Cavalli

Andrea Milanesi domenica 1 febbraio 2004
Nota dopo nota, battuta dopo battuta si erge maestoso l'edificio sonoro che l'ensemble Cantica Symphonia e il suo direttore Giuseppe Maletto hanno sapientemente costruito poggiando sopra due pietre angolari dell'arte sacra del 600 musicale: la Missa a sei voci, fatta sopra il motetto "In illo tempore" del Gomberti di Claudio Monteverdi e la Missa pro defunctis, octo vocibus di Francesco Cavalli (cd pubblicato da Stradivarius e distribuito da Jupiter). Due capolavori assoluti che, composti a qualche decennio di distanza l'uno dall'altro (nel 1610 la Missa, nel 1675 il Requiem), presentano più di un punto di contatto tra loro. A partire dal curriculum dei loro autori, che si sono succeduti nella prestigiosa carica di Maestro di Cappella presso la Basilica di San Marco in Venezia; ma in modo particolare nel ritorno consapevole ai rigorosi dettami dell'«antica pratica»: nell'abbandonare momentaneamente, cioè, lo sfavillio dello stile concertante e del virtuosismo strumentale per recuperare quello straordinario magistero contrappuntistico che ha contraddistinto la stagione d'oro della polifonia rinascimentale di scuola fiamminga (come si desume dal titolo, Monteverdi ha addirittura utilizzato come base della propria Missa alcune citazioni tematiche da un celebre mottetto del compositore cinquecentesco Nicolas Gombert). Maletto e compagni hanno il raro dono di un'intelligenza interpretativa "totale": di una profondità di lettura che non si ferma allo studio dettagliato e all'analisi fedele della partitura, ma che si spinge fino alla radice della sua essenza artistica e spirituale. Una capacità che raggiunge livelli esemplari nel rendere vivi e palpitanti gli squarci di meditazione interiore e di poetico abbandono nell'"Et incarnatus" dal Credo della Missa monteverdiana, ma soprattutto i variopinti pannelli sonori che scandiscono la sezione del Dies Irae nel Requiem di Cavalli, monumentale affresco dedicato alla terribile evocazione del giudizio divino. Cesellando e calibrando ogni emissione di voce, assecondando stacchi di tempo imposti dall'interno degli stessi brani; dando vita a un vero e proprio "teatro dell'anima", in cui sono di scena gli eterni e immutabili sentimenti dell'umanità di fronte al Mistero.