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C'è differenza tra pubblicità e critica per i libri premiati oggi e in passato?

Alfonso Berardinelli sabato 17 settembre 2011
Chi avesse dei dubbi sul dislivello qualitativo tra la nostra letteratura attuale e quella di decenni fa, dovrebbe riflettere su una striscia pubblicitaria che compare sul "Sole24ore". Questa striscia ha un titolo generale: «I capolavori che ogni italiano dovrebbe avere». Più in basso due sottotitoli esplicativi: «I capolavori del Premio Strega» e «La grande letteratura italiana del nostro tempo».
Domanda: i libri premiati al Premio Strega sono tutti capolavori? Sembrerebbe di sì. O almeno vengono considerati, battezzati tali, venduti per tali in una speciale edizione che il giornale distribuisce in edicola al prezzo di euro 9,90. Leggendo l'elenco dei volumi pubblicati si capisce subito che qualcosa non va. Gli autori proposti sono: Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Ennio Flaiano, Sandro Veronesi, Elsa Morante, Margaret Mazzantini, Niccolò Ammaniti. Segue l'elenco dei capolavori da non perdere: Il nome della rosa, Vita, La bella estate, Canale Mussolini, Lessico famigliare, La solitudine dei numeri primi.
Non mi scandalizzo. Se questa è pubblicità e non critica letteraria, il suo scopo è valorizzare il marchio, la produzione, la ditta. Ma il romanzo non è un prodotto standard. Ogni libro ha le sue qualità e caratteristiche che non vanno confuse con quelle di altri libri. Già fra Il Gattopardo e Il nome della rosa la differenza è più o meno come fra un'Alfa Romeo alta cilindrata degli anni Sessanta e una Punto di oggi. Vedere Elsa Morante accanto alla Mazzantini e alla Mazzucco, non fa un buon effetto e sa quasi di truffa. Ma le cose stanno così. Non abbiamo scrittori che possano essere messi decentemente accanto a quelli di metà Novecento. Il problema si nota anche nei Meridiani Mondadori. Fra poco avremo un Meridiano Scalfari, detto anche «L'uomo che non credeva in Dio». Fosse lui un caso così eroico, speciale e raro, la religione sarebbe al sicuro.