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Bruno Nacci esploratore sull'orlo dell'abisso

Cesare Cavalleri mercoledì 1 maggio 2019
Bruno Nacci, di cui ricordiamo il bellissimo romanzo scritto con Laura Bosio, Per seguire la mia stella, protagonista la poetessa rinascimentale Chiara Matraini (Guanda, 2017), ha riunito sotto il titolo Dopo l'innocenza, sei racconti eticamente border-line (Solfanelli, pagine 152, euro 14). Nel primo, un avvocato oppresso da un micidiale mal di testa, accetta di fare da prestanome in una società fantasma per lucrosi affari fasulli che gli farebbero guadagnare un sacco di soldi: «Terminato il lavoro si sarebbe concesso una lunga vacanza. Ai Caraibi. O nel Madagascar. O qua e là saltando da un aereo all'altro. Una vacanza interminabile, e per la prima tappa magari avrebbe portato con sé la ragazza della farmacia. Poi l'avrebbe lasciata su una spiaggia dorata a piangere un altro amore infranto». Eppure, all'inizio della carriera, un collega saggio l'aveva avvertito: «Siamo al di qua della riga, ma basta un passo falso e passiamo dall'altra parte e per noi allora non c'è ritorno». È proprio questa la sua situazione. Un giovane meccanico, nel secondo racconto, fa da autista a una bella signora che non si sa che lavoro faccia (ma è facile sospettarlo) e viene proiettato in un ambiente troppo diverso, troppo ricco rispetto al suo. Del resto, ha velleità di calciatore, il mister fa delle promesse, chissà. Tanto basta per sentire nostalgia, per andare a un appuntamento che si era dato da solo. La ragazza tendenzialmente anoressica, figlia di genitori separati, si lascia convincere da Marica a manipolare un biondino di prima superiore. La madre, forse, si è trovata un altro uomo, la figlia la disprezza ancora di più. Nel quarto capitolo, Luisella è il nuovo nome di un ex compagno di scuola dell'io narrante, neppure troppo sorpreso. Luisella sta con un Maurizio che la copre di soldi, ma poi le chiede una durissima prova che lei/lui non saprà rifiutare. Claudia è una vecchia fiamma tardi riscoperta nel quinto racconto, troppo tardi per riannodare una relazione. E ha un fratello nei guai per eccesso di legittima difesa. Chi poteva immaginare che Claudia fosse una poliziotta? Infine Salomon, nel sesto racconto, è un ex rabbino allontanato dalla sinagoga per scarsa ortodossia, che si guadagna da vivere massaggiando i piedi di ricche signore: non un podologo, ma uno con propensione al feticismo, che fatalisticamente finirà male. Qui non interessa la trama dei racconti, bensì il modo di raccontare. Ogni tanto, Nacci introduce uno o più brani in corsivo a significare un sogno, una fantasia che dia una terza o quarta dimensione. Per esempio, alla Chagall: «Cavalcava un animale che non riusciva a vedere, passavano a grande velocità davanti a boschi e fattorie, a un certo punto l'animale aveva preso il volo e dall'alto vedeva scorrere un'immensa pianura, avrebbe voluto dare un'occhiata alla città, al quartiere dove abitava. Non aveva paura e si sentiva completamente felice mentre sorvolava i tetti e le strade, adesso era sicura che nessun animale la trasportava, volava liberamente con le braccia spalancate». Esplorare l'orlo dell'abisso per vedere che cosa resta “dopo l'innocenza”.