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Brexit, Italia paladina dei prodotti nostrani

Andrea Zaghi domenica 15 dicembre 2019
Dunque sarà Brexit, anche per i prodotti agroalimentari ovviamente. Il voto d'oltre Manica ha sancito quanto molti avrebbero preferito evitare. Occorre davvero, adesso, dedicarsi alla conclusione di un negoziato che continua ad essere tutto in salita, e che ha proprio nei prodotti agroalimentari uno dei punti più difficili da affrontare e risolvere. Non si tratta solamente di campanilismo da tavola, ma di tutela di un mercato che vale, solo per l'Italia, la bella cifra di 3,4 miliardi di euro. È da qui che occorre iniziare un ragionamento che deve portare ad un solo risultato: evitare che alla fine del periodo transitorio (il 31 dicembre 2020), in Europa risorgano le dogane. Perché questo è l'orizzonte se non si arriverà ad un'intesa che regoli in modo saggio gli scambi fra l'Ue e il Regno Unito. Un'ipotesi, quest'ultima, che spaventa moltissimo tutti ma che, per ora, nessuno può ragionevolmente escludere. All'Italia e all'agroalimentare nazionale tutto questo importa notevolmente. La mole di esportazioni agroalimentari nazionali in Gran Bretagna è al quarto posto dopo quelle da Germania, Francia e Stati Uniti. Un assaggio di quanto accadrebbe dopo la Brexit e senza accordi, lo si è comunque già avuto: negli ultimi tempi le vendite italiane in Gran Bretagna sono risultate pressoché ferme (+1% circa), a causa del progressivo rafforzamento della sterlina nel secondo semestre dell'anno. E non basta, perché a preoccupare – ha sottolineato Coldiretti – è anche la tutela giuridica dei prodotti a indicazioni geografica e di qualità (Dop/Igp) che incidono per circa il 30% sul totale dell'export agroalimentare nazionale. Senza dire dei vini. Per capire meglio, basta pensare che il solo vino italiano fattura sul mercato inglese circa 348 milioni di euro; mentre l'ortofrutta fresca e trasformata, come i derivati del pomodoro, arriva a 234 milioni e i soli Grana Padano e Parmigiano Reggiano totalizzano un giro d'affari attorno ai 85 milioni di euro. Dunque che fare? Coldiretti vuole evitare (con ragione) l'avvento di dazi e ostacoli doganale alle esportazioni. Confagricoltura chiede un «chiarimento urgente». L'Alleanza delle cooperative agroalimentari teme «il crollo dei fatturati delle imprese». In generale tutti si fanno paladina della difesa del futuro delle nostre prelibatezze alimentari che tanto di moda vanno in territorio inglese. Rimane per ora una sola verità: il conto alla rovescia adesso sta per iniziare davvero.