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Bianco, nero o dottatole meraviglie del fico

Paolo Massobrio, Giorgio Calabrese venerdì 8 agosto 2003
Agosto era innanzitutto il mese deputato ai fichi. Mia nonna aveva una pianta monumentale di fichi neri e dolci che attiravano svariate quantità di vespe, mentre nella casa di campagna l"ombra della calura era sotto un fico dai frutti di colore verde che venivano definiti bianchi.Adriano Sofri, anni fa, scrisse un articolo bellissimo dedicato a questa pianta che viene citata fin dai tempi della creazione, giacché le sue ampie foglie servirono a coprire le nudità di Adamo ed Eva. Il fico, in realtà, è una pianta molto bella, solida, diffusa un po" in tutte le regioni d"Italia. La sua provenienza è asiatica e pare che la pianta sia stata importata dalla Turchia. È curiosa la doppia fioritura delle piante dette «bifere», che in primavera regalano i fioroni. Addirittura ci può essere una terza fioritura, in tardo autunno.Ad oggi sono state contate circa 700 varietà di fichi, tra neri e bianchi, ove spiccano il «dottato» molto utilizzato per l"essicamento (dolce tipico calabrese), il verdello o il genovese, classici per accompagnare gli antipasti (ma è un peccato servirli sul prosciutto crudo di Parma o di San Daniele, peggio ancora su un Culatello che va colto nella sua finezza. Se proprio lo si desidera, si scelga un prosciutto di montagna, oppure toscano o umbro, il cui sapore forte viene spezzato dalla dolcezza del frutto).Ai fichi viene attribuita un"elevata potenza calorica, dovuta alla sua dolcezza. Di elevato caloricamente, tuttavia, credo ci sia un utilizzo tradizionale dei fichi, soprattutto in piena estate. Ed è quello di farli cuocere nel forno con vino dolce e zucchero. Una volta raffreddati si servono con un goccio di Rhum oppure col gelato.Tra le diverse varietà, i fichi bianchi rimangono i migliori per essere canditi o sciroppati. Su un dolce a base di fichi, come la classica crostata adornata di frutti freschi sbucciati e aperti in quattro, va preferito un vino passito delle isole.