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Barber, dall'«Adagio» all'«Agnus Dei» la musica per coro che tocca il cuore

Andrea Milanesi domenica 11 novembre 2012
Samuel Barber era già morto da cinque anni quando nel 1986 il film Platoon del regista Oliver Stone sbarcò nelle sale di tutto il mondo, e mai forse avrebbe immaginato di raggiungere i primi posti nelle classifiche dei dischi più venduti proprio grazie a una colonna sonora; il suo Adagio per archi era un brano che aveva infatti già conosciuto una certa fama sotto la direzione di illustri bacchette come quelle di Arturo Toscanini (che lo tenne a battesimo) o Leonard Bernstein, ma il suo utilizzo nella drammatica sequenza al rallentatore in cui uno dei protagonisti (Willem Dafoe) cade sotto i colpi implacabili dei vietcong lo ha profondamente impresso nella memoria di milioni di spettatori in ogni angolo del pianeta: il profondo contrasto tra la violenza delle immagini e la struggente dolcezza di una melodia apparentemente infinita rappresenta infatti uno dei più riusciti accostamenti tra il repertorio classico e il mondo del cinema. Classe 1910, Barber aveva composto l'Adagio nel 1936 come movimento lento di un Quartetto per archi, realizzando subito dopo una trascrizione orchestrale autonoma ma, non pago dell'esito raggiunto, si rese forse conto che ciò che mancava a quella splendida pagina strumentale erano solo le parole; così, nel 1968, ne approntò un ulteriore adattamento per coro misto a otto voci sul testo dell'Agnus Dei, consacrando definitivamente in tutti i sensi la sua partitura attraverso il sigillo dell'invocazione al Salvatore.Ed è proprio quest'ultima versione a rappresentare il baricentro artistico ed espressivo del progetto discografico intitolato An American Romantic e dedicato appunto ad alcuni capisaldi della produzione corale sacra e profana dell'autore statunitense, raccogliendo brani di forte impatto emotivo come il mottetto The Virgin Martyrs o l'Easter Chorale per la Festa dell'Ascensione (cd pubblicato da Harmonia Mundi e distribuito da Ducale); ne sono protagonisti assoluti il direttore Craig Hella Johnson e le voci incantevoli dell'ensemble Conspirare, che sia nell'intenzione sia nell'esito interpretativo hanno l'indiscusso merito di svelare il carattere estremamente poetico e raffinato di una musica che ha il dono di toccare il cuore dell'ascoltatore e di amplificarne le domande infinite.