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Autoritarismi Non cedere al Novecento “di ritorno”

Alfonso Berardinelli venerdì 15 dicembre 2023
Èvero che il nuovo millennio ha mostrato di avere caratteristiche nuove: l’attacco alle torri di New York, la deculturalizzazione del ceto politico, le crisi sia economiche che ambientali e sanitarie. Ma il fatto di credersi al di là del Novecento ha prodotto un nuovo e in parte inedito discredito della democrazia, che centinaia di studiosi di tutto il mondo hanno analizzato. Potrebbe esserci un lato buono in questa ansia per il destino delle democrazie, poco efficienti in casa propria nel mantenere le loro promesse sociali e indebolite nel confronto planetario (si spera non bellico) con regimi autoritari e totalitari (Russia, Cina, Iran, eccetera). Ricomincia però a circolare, e questo è il lato cattivo della questione, un sintomo preoccupante: quello del ritorno del Novecento “rimosso”, quello dello scontro frontale tra estremismi (semplicismi attivistici o paranoidi) di destra e di sinistra, o di finte sinistre che sono nello stesso tempo destre, nonché viceversa. Detto brutalmente: il fascista e il comunista “caratteriali” (personalità autoritarie e sadomasochistiche, secondo Horkheimer e Adorno) sembra che abbiano bisogno l’uno dell’altro per esistere: e questo è il peggiore Novecento allo stato puro. Per fare un solo esempio, è l’Italia che scelse Mussolini perché temeva che il movimento operaio volesse “fare come in Russia” dopo la rivoluzione bolscevica del 1917. Non si sapeva ancora bene, ma tale era lo scontro tra due totalitarismi. Il termine “totalitarismo” ha avuto tuttavia un’origine tarda (il libro di Hannah Arendt sulle sue origini è del 1951) e una vita politicamente contrastata. Ha perciò fatto bene Massimo Teodori a pubblicare ora un saggio che ci aiuta a ricordare gli Antitotalitari d’Italia (Rubbettino). Spiega: «Speravo di non dover più parlare di totalitarismo e antitotalitarismo in Europa dopo la fine del nazismo, del comunismo e del fascismo. Ma l’irruzione terroristica dell’integralismo islamista e la guerra dell’autocrate Putin mi sollecitano a riprendere il discorso sul ruolo degli antitotalitari nella storia della Repubblica». Si tratta di ricordare cioè una sinistra non comunista, liberaldemocratica, liberalsocialista e radicale, sia laica che cattolica, da Salvemini e don Sturzo a Silone e Chiaromonte, Pannunzio, Bobbio, Calogero; in Europa, Simone Weil, Orwell e Camus. Totalitari sono la politica e lo stato che invadono e militarizzano l’intera società credendo di “superare” liberalismo (diritti dell’individuo) e democrazia (partecipazione di tutti al potere). La complessità delle istituzioni liberaldemocratiche può essere esasperante e lenta. Ma non ci sono alternative degne. Il capo carismatico e il dittatore che semplificano e velocizzano le decisioni sono un rimedio molto peggiore del male. © riproduzione riservata