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Attenti alla Zona Mazzarri

Italo Cucci venerdì 17 dicembre 2010
Telefonata notturna: «Visto che Napoli?! La chiameremo Zona Mazzarri, altro che Zona Cesarini». Con tutto il rispetto per il mitico italo argentino, il bel Renato da Senigallia, elegante ballerino di tango e facitore di gioco, un gran signore che ha onorato il nostro calcio lasciandogli in eredità un suo simile, anzi, dippiù, Omar Sivori: con immutata ammirazione dobbiamo tuttavia passare la palla se non a Mazzarri - il confronto sarebbe comunque ardito - almeno al suo Napoli che, con l'uno-a-zero segnato al novantaduesimo minuto allo Steaua di Bucarest, ha realizzato il trentesimo risultato non allo scadere del tempo - secondo antica norma di un calcio da novanta - ma nei supplementari che dunque non sono più Zona Cesarini. Complimenti: il Napoli europeo gioca per sé, a questo punto, ma anche per l'Italia che rischia di vedersi sottrarre almeno un posto in Europa. E già che ci siamo, diciamo un'altra verità, più
scomoda ma al tempo stesso più qualificante: il Napoli europeo gioca anche per salvare la faccia alla sua città ormai nota nel mondo in una versione aggiornata che vede la monnezza sovrapposta al sole e al mare. "Forza Napoli!", mi dice a notte fonda l'amico ancora incollato al telefono; poi, mi raggiunge un'esclamazione (con parole acconce) fra lo stupito e lo scandalizzato: «M'è arrivata una e-mail di Sacchi!». Ma no - dico io - ma cosa mi dici?! Non ci credo. E invece è arrivata una e-mail di Sacchi e me la gira in posta: è proprio lui, l'Arrigo da Fusignano, in bella posa su uno sfondo di carte da gioco sfarfallanti, aria fra lo spavaldo e il convincente, per un'immagine invitante che lo fa somigliare un po' al Mago Zurlì, un po' a quel ritratto dello Zio Sam che da muri e vetrine invitava alla guerra (invitava? "I Want You") puntando il dito sul malcapitato passante con sguardo severo, minaccioso. E invece è il Mago Arrigo che t'invita a giocare, a scommettere, a giocare a poker: «Divertiti e vinci soldi veri, fino a 3.000.000 di euro garantiti ogni mese». Ha l'aria serena, il sorriso furbetto, ammiccante, l'Arrigo: è proprio quello dei dibattiti televisivi, l'opinionista che frusta sorridendo i pedatori e i tecnici lontani dal suo Verbo. È vero, di recente se l'è presa lui, una frustata, da Ibrahimovic, ma non fateci caso, quello zingaraccio di Zlatan - il grande Ibra che non avrei mai fatto fuggire dall'Inter - è già diventato il migliore, per l'Opinionista Sacchi: tanto bravo che sembra Van Basten. Ah, commentatori e milanisti son tutti contenti: Sacchi s'è corretto, non ce l'ha con Ibra, anzi, lo dice simile al "Cigno di Utrecht". Ma vi ricordate cosa pensava di Van Basten, l'Arrigo? Vi ricordate quando andò dal Cavaliere e stizzito gli disse «Presidente, o lui o io», e Berlusconi rispose «lui», tenendosi il campione? Nel frattempo riguardo l'immagine di Arrigo che riempie il mio Mac, controllo l'invito che rivolge a me e a migliaia di italiani e ripenso all'Opinionista, così diverso dal Giornalista. Vogliono farci uguali - dicevo giorni fa ai giovani colleghi che affrontano l'esame professionale - e invece siam diversi: finiamo spesso insieme sulle pagine dei giornali, nelle stesse trasmissioni televisive, ma non siamo procuratori né mercanti di giocatori in costante conflitto d'interessi, le nostre idee non sono drogate da ricche prebende. Forse non siamo virtuosi ma neppure venduti al mercato. E al massimo punteremmo il dito verso il passante per dirgli sorridendo «Leggimi! Ascoltami!». Sennò, pazienza.