Rubriche

Asse Italia-Francia sui cereali

Andrea Zaghi sabato 16 ottobre 2010
La questione delle quotazioni internazionali dei cereali arriverà al prossimo G20. Con tanto di "santa" alleanza fra Italia e Francia. È notizia di questi giorni, infatti, che i due Stati daranno vita ad un gruppo di lavoro bilaterale dedicato alla lotta «contro l'eccessiva volatilità dei prezzi» delle materie prime agricole. L'idea è già stata ufficializzata dai due ministri dell'agricoltura, ed è il segno che il livello di guardia è stato ormai ampiamente superato. In altri termini, sempre di più il grano e gli altri cereali sono diventati merci di scambio oggetto di speculazioni alla pari delle monete, oppure dell'oro, oppure ancora del petrolio. Una situazione che periodicamente mette a rischio gli equilibri di mercato, le economie più fragili ma anche quelle avanzate, i redditi degli agricoltori e i rapporti di filiera.
Esattamente il contrario di quanto l'economia mondiale, alle prese con una congiuntura ancora difficile, può permettersi. In questi giorni, quindi, la Francia " che avrà la presidenza del prossimo G20 " sta compiendo un giro di consultazioni per sensibilizzare i diversi Paesi che fanno parte del tavolo, in maniera da arrivare all'appuntamento con un buon numero di alleati e assicurarsi il successo dell'iniziativa. Da questo punto di vista, il favore degli USA " conquistato qualche giorno fa " è già un'ottima base di partenza. Sostanzialmente le proposte italiane e francesi si orientano su tre capisaldi: la creazione di un ente di coordinamento in caso di crisi agricole, la trasparenza degli stock a livello mondiale con rilevazioni statistiche uguali in tutti i Paesi e un miglior regolamento dei mercati agricoli e dei contratti a licitazione privata.
Ma qual è la reale situazione dei mercati? Secondo quanto analizzato da Confagricoltura, la consistenza media degli aumenti dei prezzi registrati in Europa nell'arco degli ultimi tre mesi va da +30% del mais a +50% del grano tenero, fino a +70% dell'orzo foraggero. Più moderata la tendenza del prezzo del grano duro, cresciuto comunque nello stesso periodo del 30% circa. Tutto, come è ormai noto, è iniziato dopo la crisi dei raccolti in Russia e si sta consolidando dopo l'annuncio di sensibili cali delle rese produttive in altri importanti Paesi produttori. Una condizione che ha del paradossale, visto che " viene fatto notare " attualmente nel mondo non c'è penuria di grano, tanto è vero che nemmeno la FAO prevede rischi di emergenza alimentare fino ai nuovi raccolti del 2011.
Eppure gli osservatori del mercato stanno all'erta. Molto dipenderà dalle prossime semine e, quindi, dall'andamento climatico, così come dalle raccolte invernali in Argentina e Australia. Fra tecnica e clima, tuttavia, lo spazio per le speculazioni potrebbe pericolosamente allargarsi innescando pericolose spirali di mercato. Il governo dei prezzi dei grandi cereali, potrebbe quindi diventare l'ennesimo banco di prova per la politica mondiale, alla pari di altri grandi problemi che assillano la Terra.