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Anche l'Apoel fa meglio di noi

Italo Cucci venerdì 6 aprile 2012
Uno pensa: ecco il turno pasquale del campionato, una piccola oasi di serenità nel torneo furioso che va in onda da agosto. Magari: mai tanta inquietudine, nel gioco sociale (se volete social game) più diffuso in Italia. Da una parte le pagine quotidiane di un Calcioscommesse mai così diffuso, mai così sporco, addirittura infame nel travolgere anche quel poco di sentimento sportivo scampato alla quattrineria imperante; dico della tenzone fra Bari e Lecce volgarmente tradita dopo anni di confronti intensamente ma correttamente vissuti all'ombra del campanile. Dall'altra - ed è questo un dato puramente tecnico - l'accesa bagarre finale per un posto in Europa, divampante proprio nelle ore in cui dall'Europa è uscita l'ultima squadra italiana. Tutti vogliono un posto in Uefa - Europa League o Champions - ma appena l'hanno conquistato poco o nulla fanno per onorarlo e difenderlo fino in fondo. Col risultato che presto di posti disponibili potremmo averne uno, come Cipro: e teniamo conto che l'Apoel (specialmente nella doppia sfida con il Real di Habla Habla Mourinho) ha fatto miglior figura dell'Inter, del Napoli e dello stesso Milan. E tuttavia, ecco le candidate a Miss Europa schierate per il rush finale: Milan e Juve, vabbè, normale amministrazione; per il terzo posto, un torneo a parte con la partecipazione ordinaria di Lazio, Napoli e Udinese e quella straordinaria - in tutti i sensi - di Roma e Inter. Voglio dire che se davvero la Beneamata, ringalluzzita dalla conduzione di Baby Face Stramaccioni, e la Roma Sperimentale di Luis Enrique, sconfitta già dodici volte, riuscissero a giocarsi il terzo posto, allora dei valori tecnici di questo campionato - da me spesso difesi - resterebbe ben poco: come potrebbe reggere tale affronto chi ha visto squadre vincere lo scudetto con una, due, tre sconfitte o addirittura imbattute come il Milan di vent'anni fa e il Perugia del 1979? In verità, il continuo tradimento dell'Europa da parte italiana non è motivato da bilanci avari - come da più parti si sostiene - ma da espressioni tecniche antiquate, svalorizzate, prive di fantasia. L'Inter è caduta davanti a un Marsiglia scolastico, il Napoli ha sofferto l'improvvisa evoluzione (o involuzione) “all'italiana” del Chelsea di Di Matteo, il Milan s'è arreso al Barcellona più spento degli ultimi anni, mentre si leva il coro degli inesperti: «Il magico gioco di Guardiola è insuperabile». Così a Roma pensano di darsi un futuro attraverso l'opera di un allievo/imitatore. E dire che basterebbe riguardarsi su “You Tube” la Roma-scudetto di Liedholm per vedere chi portò al massimo livello il titic-titoc “inventato” dai Catalani trent'anni dopo.