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Alla scuola dei Pontefici possiamo cambiare la storia «aggrappati» a una Madre

Salvatore Mazza sabato 20 maggio 2017
Che un Papa definisca se stesso come «cattivo» – va detto onestamente – non è cosa che succeda spesso. Anzi, andando a memoria, non è mai successo. Ma Francesco, col suo modo di parlare sempre molto diretto e schietto, l'ha fatto: «Circa le presunte apparizioni, il rapporto ha i suoi dubbi. Io personalmente sono più "cattivo": preferisco la Madonna Madre, nostra madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora». Perché «questa – ha spiegato – non è la mamma di Gesù».
L'ha fatto durante il viaggio di ritorno da Fatima, la scorsa settimana. Per essere precisi, il riferimento era alle apparizioni di Medjugorje e a come le primissime dovrebbero essere distinte, secondo il rapporto-Ruini, da quelle successive. Qui sta il punto: sarà stato anche «cattivo», papa Bergoglio, ma difficilmente avrebbe potuto trovare parole più efficaci per tornare a sottolineare quanto aveva detto in quella stessa mattina a proposito dell'essenza del messaggio affidato dalla Vergine a Lucia, Giacinta e Francesco, e, in senso più esteso, sul significato stesso delle apparizioni succedutesi nel corso della storia: «Non potevo non venire qui per venerare la Vergine Madre e affidarle i suoi figli e figlie. Sotto il suo manto non si perdono; dalle sue braccia verrà la speranza e la pace di cui hanno bisogno e che io supplico per tutti i miei fratelli nel Battesimo e in umanità».
Sono i segni e le parole di speranza e di pace di una madre che si palesa per dire che lei resta sempre vicino ai suoi figli, in qualunque frangente e in ogni situazione. E che per loro si preoccupa, e sta lì costantemente, a indicare quale sia la strada che li conduce al Padre. Esortandoli col proprio esempio, e tenendoli per mano. Così che a lei, ha indicato Francesco, possiamo «aggrapparci» perché così «viviamo della speranza che poggia su Gesù». Con quella stessa incondizionata, incrollabile fiducia che fece affermare a Giovanni Paolo II: «Fu la sua mano a deviare il proiettile che avrebbe dovuto uccidermi».
Un messaggio profondamente, radicalmente spirituale. Che non vuole – non può – confondere il gusto quasi superstizioso per il «mistero» col vero Mistero. Che ci mostra come la conversione può cambiare non solo noi stessi ma tutto il mondo, e come la storia non sia un destino ineluttabile fissato per sempre ma che proprio la nostra fede può cambiarne il corso. Disse Benedetto XVI, proprio a Fatima, il 13 maggio del 2010: «Con la famiglia umana pronta a sacrificare i legami più santi sull'altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l'amore di Dio che arde nel suo». Gli ha quasi fatto eco Francesco, una settimana fa: «Percorreremo così ogni rotta, andremo pellegrini lungo tutte le vie, abbatteremo tutti i muri e supereremo ogni frontiera, uscendo verso tutte le periferie, manifestando la giustizia e la pace di Dio». Camminando per mano alla Mamma.